Recensioni

La conferma di come il fenomeno Daft sia un prodotto pop ce la dà questa compilation, pensata e prodotta da Mitchell Leib, capo del settore musica e colonne sonore della Walt Disney e da Jason Bentley, supervisore della colonna sonora di Tron: Legacy. L’imprinting è quello della trovata ubercommerciale che raduna le facce più note del pianeta ‘musica dance’. Con gli occhi e con l’anima aliena al dancefloor, la compilation è fatta apposta per attirare (possibilmente) più persone all’acquisto/download, tralasciando l’innovatività e assestandosi su una media prevedibile di cliché e sbavature prescindibili.
Tra i big troviamo Moby che scalda i cuori col suo solito basso su The Son Of Flynn, ma non dice nulla di sorprendente, i Crystal Method in un gioco a 16 bit con riffettini Novanta-fidget, Photek che almeno si ricorda cosa sia il quattro con la sua pomposa e barocca rivisitazione di End Of Line, Boys Noize che ci va di progressività krauta in filtro/omaggio (doverosissimo) ai caschi, Paul Oakenfold con una cosa truzzissima in sapore Swedish House Mafia ma più da stadio, tipo Tiestö (C.L.U.) e per finire Com Truise che capisce come Tron non sia nient’altro che un mito anni Ottanta e quindi (per fortuna) scavalca il tempo con un ricordo del culto moroderiano The Chase su Encom Part 2.
Il resto sono briciole e riempitivi che diluiscono il già sciapo minestrone: l’abbassamento del tiro di The Glitch Mob su Derezzed, che poteva per lo meno essere più brillante come apripista, gli M83 e Big Black Delta con un synth pop in caduta libera (Fall appunto), i Teddybears che si salvano con degli stop-and-go in fidgeting cosmico (Adagio For Tron), i Ki:Theory che tentano inutilmente di sporcare e ravvivare con il rock un po’ industrial un po’ lo-fi The Son Of Flynn, cose vecchissime dei Cascade probabilmente caduti da una meteora spazio-temporale obsoleta (la loro Rinzler è l’episodio peggiore delle 15 tracce), e poi giù con la coda affidata a The Japanese Popstars, Avicii e Pretty Lights che tentano invano di accedere alle stanze del bbreaking. Il bonus di Sander Kleinerberg riporta a galla il tutto, scherzando con un uptempo funky acidificato.
Quando la proprietà di un prodotto è in mano alle multinazionali non si sa mai fino a dove si può abbassare la qualità. Sperando (assieme al buon vecchio manager Busy P) che i Daft non abbiano contribuito alla realizzazione dell’operazione, attendiamo tempi migliori, magari andandoci a risentire Homework o qualche remix originale di Thomas e Guy-Man. Tornate battaglieri e magari sulla vostra etichetta. We desperately need you, guys…
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