Recensioni

6.8

Possiamo serenamente dire che in Italia quel sottogenere dal nome cacofonico che chiamiamo cantautorato stia cominciando a raccogliere tra le sue fila davvero molti nomi. Che si possa parlare di rinascita, di nuova ondata o di un ritorno di genere è abbastanza chiaro: la classicità della forma canzone ha ricominciato a essere il perno attorno al quale il nuovo autore e musicista italiano decide di far girare il proprio lavoro. Toti Poeta va senz'altro a unirsi a questo gran numero di nomi che lavorano a due mani sul testo italiano premendo vigorosamente sui tradizionalismi e accarezzando il lato b, quello delle nuove uscite, del lavoro dei contemporanei.

Con il terzo album il giovane autore siciliano vuole uscire dall'universo intimista più sentimentale, proponendo alcuni ragionamenti e riflessioni sulle questioni sociali che hanno segnato questi ultimi anni. L'ora di socialità è quella in cui i pazienti di un istituto per malati psichiatrici escono all'esterno, nel cortile. Un tentativo pregevole, quello di Poeta, che sostiene il lavoro sulla parola con un importante discorso musicale. Affiorano da queste dieci canzoni alcuni nomi della vecchia e nuova musica italiana: in primis il Carnesi che negli ultimi mesi ha fatto battere parecchi cuori e che non a caso, agli esordi, è stato prodotto proprio da Poeta; poi i passaggi anticonvenzionali formati sulla scrittura di importanti autori come Lele Battista, le cui armonie sembrano tornare molto spesso (Al di sopra di me e Non succederà); infine un'eco di Ivano Fossati o della scuola romana dei 90s, Gazzè e soprattutto Silvestri.

Un buon lavoro, che nel voler toccare il sociale finisce in una socialità intima coi suoi racconti di arrese, comprensioni, inganni e nuove partenze. Da affinare un po' il lavoro sulla parola: in qualche caso la retorica è dietro l'angolo e finirci dentro sarebbe un gran peccato quando ci sono degli archi così.

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