Recensioni

Non era scontato attendersi una tale iperattività dai Todo Modo, fragoroso triumvirato giunto con Prega Per Me alla sua seconda prova discografica. A meno di due anni di distanza da un omonimo album che, con raffiche sonore precise, era riuscito a delineare confini tanto precisi quanto prevedibili, i tre cavalieri del noise-rock nostrano (Giorgio Prette, Xabier Iriondo, Paolo Saporiti) tornano con un disco ferino che riprende il discorso da dove era stato interrotto.
Il canovaccio è il medesimo: Xabier, avvistato tra l’altro in forma smagliante durante il Folfiri o Folfox Tour, a snaturare i suoni, scarnificandoli, dilaniandoli e restituendoceli in bordate noise dalla grande forza evocativa; Prette, sullo sfondo, a squassare e a dettare i tempi; infine, Saporiti a spezzare e incendiare testi e metriche, con quel piglio intimamente doloroso già avvertito durante l’esperienza solista (Bisognava dirlo … e Paolo Saporiti su tutti). Un disco che intreccia storie personali ad affetti famigliari, dove i padri (l’artwork ne immortala uno dei componenti della band) evocano radici e porti sicuri dove approdare; un tema già affrontato proprio da Saporiti, seppur con un piglio meno ottimista rispetto a quanto avvertito in Prega Per Me, che per questo motivo lascerebbe erroneamente presagire a sonorità meno ruvide e spigolose, quasi rassicuranti. Tutti elementi rintracciabili in queste dodici tracce, dove ci si diverte a guizzare da un registro stilistico all’altro, pur sottostando a quel succitato unicum sperimentale ed incontrovertibile: dal livore di La Fine del Mondo agli umori umbratili di Clandestino, passando per le trame luciferine di La Ballata di Rouen fino al piglio alternative di Prega Per Me, custode di quello spirito nineties respirato costantemente durante l’ascolto.
I Todo Modo tornano mostrando muscolose nervature stilistiche ormai parte del loro DNA. Prega Per Me fa leva sull’inconfondibile miscela noise made in Iriondo e sulla voracità lirica di Saporiti, quasi sempre all’altezza del compito. Un disco mai banale, oltre che giusto compromesso tra accessibilità a famelica necessità di sperimentazione.
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