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6.3

La particolarità di questo tributo al compianto Elliott Smith è che gli artisti coinvolti sono rigorosamente di Portland. L’intento è comprensibile e anche condivisibile: oltre che un affettuoso ringraziamento da parte dei suoi concittadini, vuole essere il segno di qualcosa che è stato seminato, che germoglia sull’assenza, sul vuoto fisico e sentimentale lasciato dall’artista e dall’uomo. Alla resa dei conti però diventa una limitazione. Pezzi come Between The Bars o Ballad Of Big Nothing avrebbero meritato di meglio che non il querulo country-pop degli Amelia o il lo-fi stemperato college-rock dei The Termals. D’altro canto, in tal modo viene messo in rilievo un aspetto normalmente trascurato, quanto cioè Smith fosse un grande interprete oltre che un compositore coi fiocchi.

Era tutt’altro che ordinario infatti quella strano gioco di palpiti psych sospesi tra i richiami di un folk antico e deragliamenti sensoriali dalla disparata origine. Ci vanno abbastanza vicini gli Helio Sequence con una trepida Satellite, provano ad aggirare l’ostacolo i Knock-Knock con una Speed Trials immersa in brodaglia radioattiva Air e trovate fiabesche (un banjo esotico, un suggello di flauto), giocano la carta dei minimi termini i Sexton Blake con una Rose Parade tutta riverberi, vibrafonino e mestizia in eccesso. Bene, ma non benissimo. Sempre meglio comunque del consueto chitarra-e-falò allestito dai The Decemberists (una lagnosa Clementine) o del folk-rock morbidello targato Dolorean (una potabilissima The Biggest Lie).

No, Elliott non merita tanta banalità. Occorre buttarglisi addosso senza ritegno, impadronirsi del mood con energia e coraggio, tuffarsi di testa nel cuore della cosa. Come faceva lui. Come fanno una Happiness virata electro e hip-hop dai Lifesaves, una laneganiana Needle In The Hay a cura del trombettista e cantante Eric Matthews, e soprattutto l’inedita High Times messa in piedi da un nickcaveano Sean Croghan, amico di Smith fin da ragazzo. Il 10% del ricavato va a Free Arts For Abused Children (www.freearts.org): ad Elliott farà piacere.

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