Recensioni

E' da un pezzo che teniamo d'occhio il cesenate Mark Zonda coi suoi progetti sempre meno strampalati e sempre più a fuoco. Tiny Tide è la sua creatura "indie pop arcade rock", un quartetto che mastica neo-neo-psichedelia dalla grana lo-fi ora accomodante e ora sghemba, carezzevole e graffiante, una trottola di marzapane nel cervello guarnita di spezie e canditi, sogno tremolante tra cameretta, marciapiede e il prato delle delizie perdute.
Dopo tre ep e un recentissimo album di cover (Diskovery) omaggiante l'immaginifico bestiario del Nostro (Left Banke e Arcade Fire, Lou Reed e Apples In Stereo, Beatles e Blur…), eccoci al debutto vero e proprio con questo MoonTalkin, divagazioni atmosferiche e smagliature adolescenziali, misticanza John Lennon e Boo Radleys, bozzetti Of Montreal e ghirigori Pecksniff, un Jens Lekman tra reminiscenze Aztec Camera e tentazioni Belle And Sebastian. E via discorrendo.
La convulsa Manga Nurse e l'eterea Plain Little Game sono le gemme di una scaletta variegata che può anche permettersi una I Would Say dal ritornello quasi 883 senza risentirne troppo. Insomma, quando credi di averli inquadrati sono già da un'altra parte, a prometterti altre circostanze che forse un giorno manterranno. Forse prestissimo, visto che a febbraio è previsto un altro lavoro, Febrero, sembra più curato e meditato. Staremo a sentire, intanto questa versione "sbrigativa" dei Tiny Tide sa intrigarci più che abbastanza.
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