Recensioni

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Dopo la pioggia di titoli del 2011 (3 album, due EP e uno split) di loro non si erano registrate nuove uscite. Certo, Mark Zonda non è uno che possa stare con le mani in mano, difatti c’è stato il cimento in italiano con Re-visioni del tempo (firmate Zondini) giusto tre mesi orsono, ma questa sorta di anno sabbatico per la ragione sociale Tiny Tide sembra frutto di una scelta ben precisa, come dire teniamo a bada questa febbre prima che mi travolga. Scaduti dodici mesi esatti d’astinenza – e a quindici dall’ultima prova lunga There’s A Girl That Never Goes Out – col primo giorno del nuovo anno arriva Around The World In 80 Dates, scaletta aperta nel segno di quella Recording Sarah che è omaggio devoto alla label indie pop per eccellenza – cantata in coppia con la vellutatissima Maddalena Zavatta – ed è come se il treno (dei desideri) non si fosse mai fermato.

L’idioma è quello che conoscevamo, con un sensibile incremento di padronanza cui corrisponde una maggiore cura iconografica (bella la copertina, opera di Sara Paster dei Fitness Forever): dreamy e diversamente cantautorale, da qualche parte tra Orchids e Pastels con particelle Stephin Merritt. Si presenta quindi luccicoso e irrequieto (Final Fashion), pervaso di palpitazioni Sixties (Lucy & Schroeder) e glasse oniriche 80s (Now Love), disposto agli esotismi sintetici (Ikanai De Ne, cantata assieme alla Paster), pur sempre votato ad una tenerezza carezzevole (Sleepwalking) che sa tuttavia pennellare fragranze cosmiche di rilievo (Wishing On 10.000 Stars, stavolta la partner è Valeria Caponnetto Delleani).

Il solito carosello di siparietti che impastano cliché struggenti, citazioni sparse e attitudine arguta, dove la messinscena è il calco esatto di una splendida ossessione, che viene da far nostra con pochissima fatica.

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