Recensioni

Times New Viking, ovvero c’era una volta lo shitgaze. A dimostrazione di come certe sigle e definizioni abbiano vita breve, ecco Dancer Equired. Le quattordici gemme per mezzora di musica del comeback del quartetto dell’Ohio spostano ancora di un passo il baricentro delle musiche di Adam Elliott, Beth Murphy, Jared Phillips e Dustin White. Sempre meno rovinate e rovinose, più inclini alla forma canzone ripulita, virano verso paesaggi a tratti da americana o tradizionalmente indie-rock a stelle e strisce.
Merito della riduzione dello shit- di cui parlavamo in apertura, quell’insozzare le melodie che era insieme il tratto caratteristico e la necessaria virtù di tutta l’ondata che dai Psychedelic Horseshit arrivava agli Eat Skull passando per una serie sterminata di bands. Ciò che resta è una indolenza tipicamente americana mista allo scazzo tardo-adolescenziale che sembra la cifra stilistica predominante in molti gruppi rock attuali. Quel rotondo autocompiacimento nell’ammirare la propria sconclusionatezza e nel sentirsi pieni nell’autodefinizione di “romantic nihilism”. Della serie, prendete pezzi come Ways To Go o Want To Exist e ditemi che non ci sono Pavement et similia dentro.
Un passo deciso, quello compiuto dalla band di Columbus. Oltre ciò che erano i TNV fino a Born Again Revisited e verso quel qualcosa che ci auspicammo trovassero. Che sia nato lo slackergaze?
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