Recensioni

È da più di dieci anni che Sam Eastgate porta avanti la sua creatura LA Priest. Prima era stato protagonista del dance-punk revival con i fugaci Late of the Pier, sorta di Franz Ferdinand moltiplicati a potenza che a quelle coordinate aggiungevano un tocco di eccentrica imprevedibilità glam e coloriture psichedeliche; da lì avrebbe intrapreso una carriera solista sempre difficile da incasellare dentro un genere, ma progressivamente arginata da una strumentazione ridotta al minimo, a partire dagli strumenti autocostruiti.
GENE, il secondo album, prendeva nome proprio da una drum machine personalmente assemblata per parlare la lingua di una dance mentale e solipsistica, dove i suoi vellutati fraseggi melodici s’interfacciavano alle gommose progressioni di un vecchio Korg e, viceversa, a quelle più accomodanti e rilassate di una chitarrina esotic-psych. Le chitarre spiccavano nell’esordio Inji e torneranno a dettare le coordinate del lavoro successivo, Fase Luna, realizzato a partire da materiale registrato mentre Eastgate si trovava in Messico. E se il pattern è quello di un album più estivo ed escapista seguito da uno più chiuso nelle mura di un appartamento fattosi club, Into The Sky — non tragga in inganno il titolo — lo rispetta in pieno. Questo quarto lavoro ritorna alle drum machine e al Korg, nel frattempo venduto e poi riacquistato, per approntare il suo primo vero album synth-dance costruito attorno alle canzoni. Complice Alex Ridha, ovvero Boys Noize, il suono si fa più fisico, ma non nel senso dei Nine Inch Noize: è piuttosto una versione (vintage)synth-dance degli Hot Chip, dai quali prende in prestito falsetto e malinconia.
Il registro elfico-androgino di Eastgate è da sempre prestato a un pop d’autore (Breathe), intimo (Can’t Get Enough) e sophisti-cato (Ever No), ma raramente colpisce per afflato o scrittura. La sua voce sembra piuttosto colorire l’impasto sonoro, diventando quasi un altro elemento della strumentazione: qualcosa di seducente, ma mai davvero necessario. In un disco così impostato, dopo dieci anni di LA Priest, erano le canzoni a dover finalmente far parlare di sé. Se lo fanno, non lo fanno con sufficiente forza.
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