Recensioni

Dopo essersi conquistato un posto di rilievo nelle cronache musicali di questi anni, Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never) passa in qualche modo alla fase due della sua carriera. Insieme a C. Spencer Yeah (Burning Star Core) si fa curatore di una serie di lavori tra free-jazz e musica elettronica, intitolata SSTUDIOS, sulla nuova label messa in piedi da Lopatin stesso assieme a Joel Ford legata a Mexican Summer, Software, di cui il qui presente Instrumental Tourist, altro non è che il primo capitolo. Un tipo di collaborazione a cui non è nuovo se ci si ricorda anche di Channel Pressure, lavoro a quattro mani sempre con Ford e dello split con Rene Hell di qualche mese fa.
Stavolta però, c’è più interesse del solito, visto che a collaborare alla stesura dei brani è stato chiamato Tim Hecker reduce dalle vette di Ravedeath, 1972 e nome di assoluto prestigio nel settore dell’ambient più lirica e creativa. Va subito chiarito, che come nella maggior parte delle collaborazioni di questo tipo, la somma delle parti non è superiore ai singoli elementi. L’iniziale Uptown Psychedelia chiarisce quanto l’intervento del canadese sia preponderante nella struttura del disco. Le maggioranza delle soluzioni sonore sono sue. Il droning effettato e rumoroso che trascende nel riverbero liturgico di Scene From A French Zoo è lo stesso di Radio Amor, Ultraviolet e Ravedeath. La mano di Lopatin si avverte più sulla cornice, che sulla tela. Tutto il lavoro di distruzione e ricostruzione di Intrusions, e il remastering di Whole Earth Tascam che replicano le trovate di Replica, per l’appunto. Gli spunti più interessanti del disco però arrivano tutti da Hecker: il fatalismo triste di Racist Drone, la trascendenza di Grey Geisha, il lirismo solenne di Vaccination No. 2.
Lopatin c’è e il suo trademark si sente, ma la sua sta rapidamente diventando una maniera la cui trovate non hanno più molto ossigeno, proprio mentre viene superato a destra e sinistra dagli epigoni della prima ora, ovvero i vari Motion Sickness, Ricardo Donoso, Le Révélateur, Rene Hell, Ghostrider tutta gente che dopo aver ascoltato Russian Mind e Zones Without People, ha evidentemente visto la luce.
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