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My Fleeting House rende finalmente accessibili, al di fuori della ristrettissima cerchia di appassionati collezionisti, rare testimonianze video di Tim Buckley, protagonista dal 1967 al 1974 di sporadiche apparizioni TV promozionali; alcuni dei filmati si potevano finora vedere in streaming sul sito ufficiale timbuckley.com., mentre non si conosce l’esistenza di riprese video integrali di suoi concerti.
Il DVD è frutto del lavoro del produttore Rick Fuller, il quale ha messo insieme ogni spezzone a disposizione, accompagnandolo con il prezioso e filologico commento del chitarrista Lee Underwood, dell’amico e collaboratore Larry Beckett e del biografo ufficiale David Browne, autore del libro Dream Brother, bio incrociata dei Buckley padre e figlio.
Intervallati da illuminanti estratti di interviste inedite dell’epoca (Steve Allen Show del ’69 e WIFT’s The Show del ‘70), in cui Buckley si esprime su temi allora caldissimi, come la guerra in Vietnam, ecco le testimonianze tv, come l’ormai celebre apparizione al Monkees Tv Show del ’67 in cui Tim cantò una primitiva versione di Song To The Siren, le splendide performances alla tv europea del 1968 in trio con Lee Underwood e Carter CC Collins (periodo Happy/Sad), gli estratti della fase jazz insieme alla Starsailor Band, fino alla Dolphins di Fred Neil all’Old Grey Whistle Test del 1974, nel tardo periodo “normalizzato” della sua straordinaria quanto sfortunata carriera.
Finalmente dopo anni si vede Tim muoversi, parlare, cantare ed esibirsi live, tutte cose su cui si è sempre favoleggiato, ma che in pochissimi avevano avuto modo di vedere. Un percorso fulminante il suo – che come si sa non ha avuto riscontri in un vasto pubblico –, durante il quale ha abbracciato diversi stili, dal folk-rock degli inizi alla fase avant-jazz fino ai dischi “rock” con cui cercava di avere maggior fortuna commerciale. E che le testimonianze del DVD aiutano a decifrare meglio, chiudendo il cerchio su una parabola breve ma fondamentale, che sotterraneamente avrebbe avuto un culto devoto negli anni, poi ratificato con il successo del figlio Jeff, che aiutò anche la riscoperta del padre.
Concepito come un documentario crono-biografico, My Fleeting House segue, scandita dalle varie performance, la carriera di Buckley, con l’aiuto dei preziosi commenti, da Underwood, il più tecnico, a Beckett, che fornisce le testimonianze più toccanti, fino al biografo Browne, il più puntuale. Unica pecca la mancanza di sottotitoli, che ne avrebbe reso più agevole la fruizione. Di immenso valore le testimonianze risalenti al periodo 1970 di Starsailor, ispirato dal genio di Miles Davis, con I Woke Up, Come Here Woman in una versione alternativa e l’inedita Venice Beach (Music Boats By The Bay), episodi rivelatori su quanto si fosse ormai spinto al di là abbracciando l’improvvisazione del jazz e della musica contemporanea, anche vocalmente. Scelte artistiche che poi avrebbe duramente pagato, ma questa è un’altra storia.
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