Recensioni

Nel momento in cui scriviamo si è appena concluso il tour promozionale di Tempo & Magma, ultimo lavoro del baiano Tiganà Santana. Si rinnova la partnership con la svedese Ajabu!. Un primo disco “interiore” in cui si esaminano gli aspetti emozionali dello scavo musicale, e un altro “anteriore” in cui i brani rievocano il passato storico, il peso religioso, le distanze geografiche e il meticciato sociale. Sette brani per ognuno.
La linea di ricerca si intreccia coi lavori precedenti. È il disco della maturità artistica, perchè i tre elementi cardine (interlinguismo, religiosità, africanismo) vengono fusi per raggiugere un peso specifico e un orizzonte comune. Merito anche dei sidemen che sorreggono il tiro in tutti i brani, ovvero la band panafricana (Mali, Guinea, Senegal) Sabo Bade e il contrabassista Ldson Galter. Ma non solo; ci sono la cantante Cèu e la sacerdotessa Mae Stella de Oxossi a sostenere spiritualmente la voce di Tiganà, oltre ai patron della Ajabu!, Sabastian Notini e Andreas Unge, che contribuiscono con le percussioni.
Si diceva del talento vocale del baiano: non per esibizione, quanto per dedizione alla causa. Una causa che col tempo diventa più mistica che musicale, più poetica che meramente artistica. La quintessenza world trova costantemente il modo di smentirsi e di riannodarsi sotto altre forme. A volte è Folia portoghese, spesso è bossa per il tono del canto, a sprazzi blues dalle eloquenti origini afrocentriche. Puntualmente sembra di sentire piccole folate jazz (Antidoto). Strumenti come il kirrin o il riti, il classico n’goni e il toxoro rivelano armonie insolite a maggior ragione nelle volute con la chitarra a cinque corde di Tiganà. Momenti d’intensa scrittura la floreale Vazante e il duo a cappella con Cèu esercitato nello spiritual There Is A Balm In Gilead / Luzingu, per non parlare della gemma di questo disco, che è Mon’ami. Unite il brano al video è scoprirete un’aria di distanze e perdita autunnale che è commovente, che non appartine a nessun continente o forse ne racchiude così tanti da perdere il conto. L’orditura linguistica (in tutto il disco Tiganà usa kikongo, kimbundu, wolof, mandinka oltre ad inglese, spagnolo, portoghese e francese) lascia esterefatti.
Il secondo disco, quello “anteriore”, si apre con Congo-Angola-Bahia, un titolo che dice tutto del legame storico che si vuole narrare. Pochi elementi, col krin in evidenza in odor di batucada rapida, ma dai lineamenti dolci. Il violino, centrale in Muloloki e Sobo – Bade, l’ambientazione folk di Encarnações em Kodya. Tempo & Magma infine per smentire, per chi non l’avesse ancora compreso, la solita lettura chiusa di qualche europeo che ha paragonato Santana al solito Nick Drake, pace all’anima sua.
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