Recensioni

Vista col senno di poi, Tickley Feather la si potrebbe considerare madrina di Zola Jesus. E vuoi vedere che non lo sia sul serio. Però, chi prima inizia, pur essendo a metà dell’opera non ne è certo depositaria. Questione di talento, sempre e comunque.
Diciamo che la protetta degli Animal Collective (l’esordio fu battezzato Paw Tracks. Oggi incide per Carpark Records, ma la cricca è la stessa) compie importanti passi in avanti rispetto allo sterile e confusionario debutto. Un Ariel Pink in tinte rosa che muove tra territori out pop (Muscles, Trashy Boys), saturazioni shitgaze (Buzzy) e dreamy andato a male, tipo Cocteau Twins alticci (Fly Like An Eagle).
Conoscendola, ripetiamo, notevoli sono i miglioramenti. E poi, semmai si focalizzasse su quanto fatto in Club Rhythm 96 And Cell Phone – indolenza da cameretta a là Death Cab For Cutie -, il prossimo disco potrebbe anche stupire.
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