Recensioni

Troppo forti e troppo nettamente divise le due anime del progetto Thought Forms. Da una parte l’amore incondizionato per i Sonic Youth di mezzo, ovvero per forme di rock tendenti al noise o a certe lande grunge rumorose e sporche; dall’altro, quello per distese di suoni che diremmo psichedelici, dagli umori equamente suddivisi tra derive semi-stoner o in genere hard & heavy e deliqui ipnotici e trasognanti alla maniera degli Om, con appendice di sconfinamenti verso lande da droning estatico.
Dopotutto il trio apolide – originario del sud dell’Inghilterra, ma evidentemente, a giudicare dai nomi, figlio del melting pot – assomma le due chitarre a doppia voce di Charlie Romijn e Deej Dhariwal più la batteria di Guy Metcalfe, con i primi due a dividersi rispettivamente le suddette passioni: lei, rocker alternativa da primi ’90, lui sperimentatore in fissa con krauterie, stonerismi ecc.
Esce così un lavoro buono ma troppo dipendente dalla sua doppia anima, troppo evidentemente spaccato in una dicotomia neanche troppo insolita ma eccessivamente marcata tra le avvisaglie più latamente rock e banalotte – Sans Soleil, la Ghost Mountain You And Me, una Only Hollow indie-alternative primi 90s estratta a forza dalla discografia minore dei Sonic Youth – e i pezzi più dilatati, dalle atmosfere sognanti, cupe, a volte stranianti, come gli otto estatici minuti di dissolvenze oltre-rock di Burn Me Clean o le derive mistiche di Afon.
L’esempio lampante di questa schizofrenia compositiva è la conclusiva O: una lunga nenia ambientale fitta di umori mefitici, pronta a svariare su lande spiritual alla Om per poi esplodere in un grunge-rock straight in your face. Come a dire, evviva il paradigma.
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