Recensioni

Il 3 Dicembre 1965 usciva Rubber Soul, il famoso “album della svolta” dei Beatles. Nel quarantesimo anniversario la Razor & Tie pubblica uno speciale tributo in cui protagonisti dell’indie (o quasi) interpretano ossequiosamente l’intera scaletta del disco. Viene subito da pensare: l’ennesimo omaggio ai Fab Four di cui forse si poteva anche fare a meno? Dubbio più che legittimo, a cui si somma la doverosa cautela – da parte di chi ascolta e talvolta anche da parte di chi suona – con cui ci si appresta a questo tipo di operazioni.
Va quindi preventivamente detto che This Bird Has Flown nulla aggiunge all’originale né a quanto si sapesse già dei soggetti implicati, quindi non va oltre la semplice – e tiepida – idea del tributo; chiarito questo punto, il dischetto è l’occasione per misurare sia il grado di “beatlesianità” delle personalità coinvolte nel progetto, sia le doti mimetiche dei più coraggiosi del lotto. Alla categoria fan ossequiosi appartengono The Donnas, Rhett Miller e Yonder Mountain String Band, che rileggono i brani assegnati con un piglio tra il didascalico e il filologico che tuttavia regge bene l’ascolto; tra i più spericolati citiamo il buon Sufjan Stevens, che offre di gran lunga la prova migliore trasfigurando a modo suo (cioè tingendola di folk pop psichedelico / garage) l’originariamente innocua What Goes On, e gli immarcescibili Cowboy Junkies, che rendono Run For Your Life blues, sporca e cattiva come l’avrebbe voluta Lou Reed. Deludono un po’ i Fiery Furnaces, dalla cui temeraria Norwegian Wood in salsa California ‘67 ci si aspettava qualcosa di più, e ancor di più i Low, con una Nowhere Man – ahinoi – piuttosto scialba; palma della discordia alla Michelle reggae di Ben Harper, seguita a ruota dalla If I Needed Someone lounge di Nellie McKay, che ci saremmo volentieri risparmiati.
Amazon
