Recensioni

7.2

Il senso dei They Might Be Giants per l’indie-pop variamente variegato rock come un residuo estetico anziché un’angolazione poetica, trova con l’album numero diciassette una linfa insospettabilmente viva che lo rende gradevole e sensato. Attivi da oltre tre decenni, i due John faticano a sbarazzarsi dell’imprinting college, malgrado tutto quello che hanno fatto nel frattempo li ponga su un piano più sperimentale e arty, ferma restando la leggerezza dell’approccio. Li abbiamo visti impegnarsi su versanti imprevedibili, tipo musica per famiglie e per bambini, a suggerire una cultura dell’intrattenimento a tutto tondo, svincolata da pose e codificazioni da rock band standard.

Una naturale inclinazione per la bizzarria quindi, lo scarto dalla consuetudine che definisce il contorno di una proposta che si vuole peculiare, anche quando si tratta di vendere singole canzoni tramite un apposito servizio telefonico o di inventarsi pionieri della distribuzione su internet. Oggi, però, passati i tre decenni di cui sopra, qual è il senso dei TMBG? Azzardiamo una risposta: fare canzoni come incantesimi asprigni, piccole insidiose sorprese, caramelle dolciastre col ripieno di sconcerto, qualche centimetro di lato rispetto alla stanca consuetudine del qui, ora, a cazzo dritto verso l’efficacia radiofonica e youtubbara. E’ la differenza che passa tra abbagliare e stregare.

Si prenda Good to Be Alive, tastierine ammiccanti e fisarmonica in una ballatina che sembra la versione Elephant 6 dei Cake. Oppure All the Lazy Boyfriends, archi e cassa in quattro da nipotini radiosi degli XTC. O ancora Erase, coi suoi frattali ipercinetici 90s tipo i Blur devoluti Weezer e i morsi dark tra vapori synth-pop in Hate the Villanelle. Certo, sono fotogrammi di un futuro passato, estetica scaduta che non puoi tracciare sulla mappa dei giorni a venire, ma senza il fardello della nostalgia, è pura e semplice prassi che sprizza vitalità, in mezzo alla quale si nascondono gioielli come Madam, I Challenge You to a Duel – carezze kinksiane col sarcasmo in agguato – o lo swing a nervi scoperti di Let Me Tell You About My Operation.

Raramente un disco tanto obsoleto mi è sembrato così accattivante e per certi versi necessario.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette