Recensioni

Un disgraziato un po’ sfortunato si aggira per le lande deserte di un selvaggio west alla disperata ricerca di redenzione. Un viaggio che è diventato un concept in tre atti, di cui Horns ne rappresenta l’epilogo, firmato da un trio che ha scelto come nome il titolo di un film di Paul Thomas Anderson: There Will Be Blood. Scorrerà del sangue, una frase che ritorna come un mantra nel percorso del viaggiatore solitario che in quest’ultimo episodio riesce a soddisfare la sua sete di vendetta in quello che è anche il lavoro più complesso e ambizioso sotto il profilo stilistico.
Se nei primi due album, preceduti da una sorta di prologo sotto forma di EP, ad avere la meglio era infatti un blues deviato e furente immerso in atmosfere rigorosamente country, per il gran finale la band varesina ha scelto di aggiungervi soluzioni ancora più ricche, riempendo le dodici tracce di chitarre stoner (Burn You Halo), fiati imperiosi (Fire) e ritmiche funk-rock. L’immaginario western dei TWBB ha poco a che fare con le linee definite delle produzioni italiane di Leone, Morricone o di un Tex. Qui gli scenari sono decisamente più confusi e meno chiari, i mostri e le catastrofi che si rincorrono lasciano presagire sempre il peggio prima di chiudersi in finali tribolati come in un film di Peckinpah. Privi di basso, sostituito da chitarre portentose e piani sgangherati (Undertow), tra echi hendrixiani (Mismatch) e un background che pesca a piene mani dai più lividi suoni roots e un finale evocativo che sembra rimandare ai Fleet Foxes, i tre impiegano pochissimo tempo per affermare le loro coordinate, tirarci dentro il loro racconto, le loro immagini e farci convincere da subito da che parte stare.
Un lavoro ben suonato e prodotto che in tempi di riscoperta delle library cinematografiche, rivisitazioni ed omaggi, suggerisce una strada ulteriore nell’andare a ricreare in modo originale, entusiasmante e poetico le più vivide suggestioni di un genere.
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