Recensioni

6.4

Difficile trovare un nome che sprigioni spensieratezza, allegria e leggerezza meglio di Theme Park. Arrivano da Londra, i gemelli Miles e Marcus Haughton e l’amico di sempre Oscar Manthorpe (un quarto membro è uscito prima del completamento delle registrazioni dell’opera prima) e fanno sul serio: pur essendosi fatti conoscere con il singolo Wax nel 2011, cui sono seguiti EP ed esibizioni live, non hanno avuto alcuna fretta e hanno atteso le canzoni giuste per proporsi con il loro primo, omonimo album.

Theme Park è un disco ordinato, omogeneo, che suona divertente ed “estivo” pur essendo stato pubblicato verso la fine dell’inverno, con una manciata di ritornelli efficaci e la produzione oculata di Luke Smith, già al lavoro con i Foals e i Maccabees (mentre è il frontman dei Friendly Fires, loro ex-compagni di scuola, a mettere le mani nell’ottimo singolo Tonight). Sono raggi di sole tenui, quelli che trapelano nelle undici canzoni di questo debutto, capaci di riscaldare senza far sudare; la pelle si abbronza, mentre si sorseggia un margarita a bordo piscina, senza il rischio di fastidiose scottature. L’indie-pop si colora di funk e si contamina con falsetti soul nella scintillante A Place They’ll Never Know, mentre si dimostra imprevedibile in Saccades (Lines We Delay) tra una partenza eterea in odore di Daft Punk e un arrivo assai trascinante.

Si balla, si batte spesso inavvertitamente il piede durante l’ascolto, eppure non sempre questo riesce a imporsi come il party album che vorrebbe essere. I padri nobili della miscela – frizzante ma non esplosiva – del trio londinese sembrano essere gli Orange Juice (specie nella già nota ma qui riproposta Jamaica) e gli Haircut One Hundred di Nick Heyward (Still Life), più che i Talking Heads spesso evocati nel corso delle interviste, ma è facile lanciarsi in accostamenti anche con il concittadino Jack Peñate, Wolf Gang e i Two Door Cinema Club (e a sprazzi, pure i Vampire Weekend più “pettinati”). L’energica Two Hours, che esorcizza a modo suo angosce generazionali e spaesamento (“I can’t feel anything / and it’s bringing me down”) a suon di accordi maggiori, ci riporta indietro di una decina d’anni, più precisamente dalle parti degli allora debuttanti Bloc Party o della prima avventura, targata Elkland, di Jonathan Pierce dei Drums.

Theme Park parte innestando la marcia giusta con cinque pezzi mozzafiato, si abbandona giusto un attimo alla sperimentazione e poi riprende il discorso interrotto servendosi, però, di canzoni dotate di un appeal più modesto (in particolare le conclusive Los Chikas e Blind). Niente disco-ball inopportune, niente concessioni al camp: l’aperitivo della stagione alle porte è perfetto per le indie disco e abbastanza a fuoco per farsi ascoltare dall’inizio alla fine. Si poteva fare di più, dopo tanta attesa? Probabilmente sì. Intanto, un giretto sulle montagne russe non ce lo nega nessuno.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette