Recensioni

7.4

Proprio a una delle etichette più garagy e rumorose del decennio i Thee Oh Sees di John Dwyer consegnano il loro disco più pop. Stranezze del sottobosco americano che a ben vedere tanto stranezze non sono. C’è infatti una (neanche tanto) sottile linea rossa sixty rock che attraversa carsicamente tutto il catalogo della label losangelina.

Roba di cui è pieno anche questo Help, piccolo capolavoro di psych-pop energico e rotondo, solare e zuccheroso, che catapulta indietro nel tempo a forza di dirompenti fuzz, coretti e intrecci vocali da sballo (i B52’s sono dietro l’angolo e se la ridono), aperture Nuggets letteralmente da circo, hillbilly retrofuturista e country deforme da Batcave anni ’80, distorsioni velvettiane e strepitoso senso della melodia acida. Su tutto, scazzo in quantità industriali e irriverenza quanto basta; spolverare un velo di lurido stomp blues e di rumorosa e sguaiata attitudine garage ed ecco che avrete servito un 12 pezzi memorabile.

La maturazione di TOS è ormai completa: nonostante, infatti, una bella cifra di uscite come d’ordinanza di questi tempi, il gruppo – perché ormai di gruppo reale si tratta con Brigid Dawson (voce), Petey Dammit (chitarra), Mike Shoun (batteria) – dimostra che questi 12 pezzi sono non solo il miglior concentrato di canzoni uscite dai vari sotto-moniker del gruppo (OCS, The Ohsees, Orinoka Crash Suite) ma anche che il percorso intrapreso qualche anno addietro è arrivato a compimento. È riuscito cioè a stendere un immaginario ponte tra passato, presente e futuro in nome di un rock tanto semplice quanto irresistibile.

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