Recensioni

7.2

Con due LP di stampo brit-pop alle spalle, i fiorentini The Vickers tagliano il traguardo del terzo disco e lo fanno pubblicando quello che, a conti fatti, si rivela essere per loro il fatidico album della maturità.

Senza stravolgere le carte in tavola ma lavorando invece di cesello, il quartetto capitanato da Andrea Mastropietro dà alle stampe un lavoro dal forte impianto brit eppure ricchissimo di sfumature, in un calderone psych-rock in cui trovano posto echi dei Beatles più lisergici e dei Pink Floyd barrettiani (ma non solo, brani come Total War sono ballate che potrebbero benissimo essere uscite dal canzoniere targato Waters/Gilmour), continui rimandi a tutto l’universo musicale inglese dei ’60, vaghi echi garage-pop (All I Need ricorda a tratti i Black Rebel Motorcycle Club più devoti al culto dei Jesus And Mary Chain), saltuarie apparizioni del fantasma di Wayne Coyne e dei suoi Flaming Lips, il tutto corredato da chitarre dal sapore quasi shoegaze e melodie affogate nel delay, in cui il gusto per l’effetto è però sempre al servizio della canzone. Menzione speciale per il primo singolo She’s Lost, piccolo gioiello e compendio dell’intero disco, col basso a dettare i tempi, tra voci sognanti e chitarre ora rarefatte ora acide. 

Ghosts è un disco ricchissimo eppure omogeneo, in cui le influenze trovano il giusto equilibrio e vengono filtrate fino a costruire un lavoro assolutamente originale: in questo i The Vickers dimostrano personalità da vendere, evitando il rischio di apparire come un semplice tributo ai propri numi tutelari e anzi riuscendo, a conti fatti, ad attualizzare e rendere proprio un suono che affonda le sue radici nella cultura musicale pop britannica.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette