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Lode e gloria alla Domino Records che dopo tanti, troppi, anni d’attesa decide di riportare alla luce l’intera discografia di una delle più grandi band australiane di tutti i tempi, i Triffids, attraverso una serie di ristampe che culmineranno con la pubblicazione di un monumentale greatest hits già previsto per i primi mesi del prossimo anno.

Formatisi nella prima metà degli anni Ottanta attorno alla figura carismatica del cantante, autore e chitarrista David McComb (scomparso nel 1999), i Triffids hanno rappresentato una delle parabole più sincere e sfortunate dell’intero panorama rock australiano. Più volte sul punto di compiere il definitivo salto di qualità verso lidi commerciali e di pubblico più appropriati alla statura della loro musica, la band originaria di Perth ha sempre dovuto fare i conti con un destino capriccioso e beffardo che ha negato a McComb e compagni quel successo e quella gloria che avrebbero indiscutibilmente meritato, dall’alto di una manciata di dischi assolutamente strepitosi. Album di una semplicità poco meno che disarmante, dove la classica ballata di stampo west coast è la formula ideale per raccontare storie d’ordinaria emarginazione, rese ancora più disperate de quella patina darkeggiante che aleggia su ogni singolo episodio narrato dalla band australiana, come i Doors catapultati in epoca new wave.

Originariamente pubblicato nel 1986, Born Sandy Devotional rappresenta il punto più alto mai toccato dal gruppo e uno dei vertici assoluti di tutto il rock australiano. La scrittura cruda e feroce di Mc Comb trova la sua naturale collocazione all’interno di una struttura compositiva che guarda alla classicità del suono roots americano con invidiabile concretezza, sfociando ora in blues catacombali (Tarrilup Bridge) ora in preziose fughe pop and roll (Chicken Killer) che da lì a qualche anno avrebbero fatto la fortuna di band come i Primal Scream. Imbattersi in Lonely Stretch vuol dire essere scaraventati contro uno spiritato boogie blues che soltanto la penna di Jeffrey Lee Pierce avrebbe potuto partorire: Wide Open Road è la ballata che ogni rocker sogna di scrivere almeno una volta nella vita; Life Of Crime un sanguigno ed insinuante mid tempo mentre Personal Things mostra con orgoglio le ferite sanguinanti del miglior Cave. Il punto di non ritorno dell’album e di tutta la vicenda compositiva di Mc Comb è però quell’infinita e romantica escursione sospesa tra il bene ed il male che risponde al nome di Stolen Property: sei minuti e quaranta di scintillante bellezza dove gli angeli e i demoni, che hanno sempre vigilato sulla vita e la morte di David, sembrano unirsi in un unico magico coro. Riscoprire questo album è un dovere morale.

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