Recensioni

Essere protetti di Anton Newcombe è sicuramente un ottimo biglietto da visita, ma non può essere sufficiente. Il leader dei Brian Jonestown Massacre – uno di quei musicisti poliedrici, eclettici, prolifici, instancabili, dalla spiccata personalità, alla stregua di Ty Segall o John Dwyer – è stato uno dei primi supporter dei Third Sound, band psych rock di stanza a Berlino arrivata con Gospels Of Degeneration al terzo disco. Il gruppo, capitanato dall’islandese Hakon Aðalsteinsson, consegna stralci di musica psichedelica mista a heavy rock, innesti country e ballate che ammiccano ai primi R.E.M., anche con una certa varietà stilistica e una maggior pulizia d’esecuzione rispetto al precedente The Third Sound of Destruction & Creation. Purtroppo, nonostante l’apprezzabile tentativo di cambiare rotta verso affondi sonori più cupi e concentrati, forse anche primordiali, i Nostri non riescono ad emergere con una forte personalità, indugiando in una medietà che ha il retrogusto di una mancanza di carattere.
Le chitarre elettriche, i fuzz attorcigliati, la languidezza e la delicatezza ben calibrata con il suono heavy delle sei corde, i cupi affondi elettrici di Never Catch Her Again (che richiamano il tema centrale dell’album, la scura vita moderna berlinese), le divagazioni lisergiche, gli sprazzi shoegaze, gli accenti à la Joy Division di Hole In My Heart: un ricco assortimento di influenze che balugina per poi perdersi nella scarsa inventiva della batteria o della voce, fragile e freddo segnale acustico. Before There Was You è il brano che esemplifica maggiormente le debolezze della band, specialmente per le scolorite percussioni. Poco valgono, quindi, nell’economia del disco, le suggestive atmosfere esoteriche e ipnotiche o la voce di Tess Parks (anche lei una pupilla di Newcombe) in You Are Not Here, una delle poche canzoni memorabili, forse proprio per le sfumature vocali dell’autrice canadese.
L’evocazione di paesaggi eterei, l’oscillazione tra il buio e la luce e la ricerca di intimismo sono il punto di forza della band, oltre all’esplorazione di molteplici territori formali. Eppure di tutto questo non rimangono che sporadici sfolgorii, che si perdono in una remota terra di mezzo senza guizzi né audacia.
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