Recensioni

The Snails è il side-project della band capitanata da Samuel T. Herring, nota ai più per le produzioni di matrice synth-pop a marchio Future Islands. La magia dei “progetti alternativi”, però, risiede nel crearsi autonomamente piccole valvole di sfogo per evadere dalla rodata routine sonora, che a scanso di equivoci – nel caso dei Future Islands – continua a funzionare. A volte bisogna anche sapersi sporcare le mani. I The Snails, con il loro album d’esordio, mostrano di saperlo fare e si affidano ad una succulenta miscela di rock lo-fi in una veste marcatamente sixties di grande impatto. Già nel primo EP Worth the Wait (2014) si avvertiva la necessità di scostarsi dal discorso Future Islands, andando a limare quei suoni edulcorati sulla falsariga del più suggestivo Morrissey che, in Songs from the Shoebox, scompaiono quasi definitivamente.
Resta invariata la forza suggestiva del cantato di Herring, bravo a modulare la propria voce in base alle attitudini dei brani: rauco e jaggeriano in una Tight Side of Life che – basso permettendo – ricorda i migliori Black Crowes, più incline ad un registro malinconico in una Parachutes che strizza l’occhio all’ottimo Jonathan Wilson di Fanfare. Ancora una volta, però, in primo piano c’è il basso di William Cashion, che sostiene l’intera impalcatura sonora del disco: come per i Future Islands, i suoni ruotano incessantemente attorno ad una struttura basso-centrica che detta tempi e visioni di gioco. A lasciare il segno sono le atmosfere: new-wave di scuola Pixies nella malinconica title-track, shoebox o vagamente Violent Femmes nel breve intervallo di 50’’ rappresentato da Dusty Snails. Quello messo a segno da Herring&Co sembrerebbe un colpo frutto di un frivolo citazionismo, ma nulla è affidato al caso e il continuo cambio di registri stilistici ne è una prova tangibile: mentre il fantasma sbiadito dei migliori The Sonics aleggia su brani – incastonati in un onnipresente sax – come Barnacle on a Surfboard e Tea Leaves, la tensione finisce per stemperarsi sulle note diluite della theme-song Do Like You Do, regalando gli ultimi istanti di un esperimento incredibilmente riuscito.
Songs From the Shoebox è una giostra di suoni mai banali che scavano a fondo in una tradizione assorbita e ben metabolizzata dalla band di Baltimora. Un disco che non vuole mai prendersi troppo sul serio, ma che pur rappresenta un piccolo tassello nella giovane storia dei The Snails, ineccepibili e lucidi nel reinventarsi, altrettanto bravi nel celare attitudini e background diametralmente opposti.
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