Recensioni

Dietro al nome The Sleeping Tree si cela Giulio Frausin, friulano, classe 1986. Assieme all’esperienza come bassista nella formazione reggae dei Mellow Mood, il giovane musicista porta avanti dal 2008 il progetto parallelo a nome The Sleeping Tree, con alle spalle un album – Leaves and Roots, pubblicato dalla netlabel tedesca 12rec.net – e un EP (Stories), fino ad arrivare al qui presente sophomore Painless tramite La Tempesta International.
Distante dai suoni della band di provenienza, Painless è un album di cantautorato folk, che guarda ai modelli di riferimento americani e inglesi di prima e ultima generazione, e che dunque richiama una tradizione che parte da Crosby, Stills, Nash & Young e The Band per arrivare a Bon Iver e Iron & Wine, passando per i numi tutelari Nick Drake ed Elliott Smith. I dodici brani del disco si presentano come esempio di uno storytelling interessante e ben costruito, con la voce intima e vibrante a far da contrappunto all’ottimo fingerpicking della chitarra, ad esempio in un’iniziale Jah Takes My Soul che affonda le radici in quel panorama acustico/cantautorale di cui sopra, pur riprendendo anche la solarità e i temi dell’altro genere di riferimento, il reggae. Un aspetto comune a buona parte del disco, come a sottolineare la doppia natura di una scrittura incentrata su atmosfere pacate ed essenziali, proprie del folk più classico, ma che non rinunciano a una certa vena di ottimismo, come mostra bene una Heart As A Ghost esempio di intreccio tra chitarra e armonia vocale. Convince anche la grazia malinconica di Going Nowhere, cover del già citato Smith, che si qualifica come uno dei pezzi migliori del lotto, in perfetto equilibrio tra dolce melodia e crescendo vocale, arricchita in questa versione dalla presenza dei cori e dell’organo. Il resto dell’album percorre i binari del folk più minimale ed intimista, ad esempio in canzoni come Ulysses’ Disciple o Wings costruite su un intreccio di acustica e percussioni (debitrici verso le radici roots e reggae), culminando nel blues corale di una Jah Guide che chiude l’album con una nota di delicata speranza.
Painless, che fin dal titolo ipotizza una canzone classica e inquadrata nei propri riferimenti, non cade mai nelle grigie atmosfere del folk più standardizzato. Il pregio maggiore dell’album è infatti quello di rispettare la formula tradizionale del songwriting, evitando la banalizzazione di tematiche e suoni attraverso canzoni che riescono a mostrare tutte le doti di un autore già maturo e credibile.
Amazon
