Recensioni

Eccoli i The Rust And The Fury, formazione umbra con alle spalle quasi dieci anni di attività ma con un esordio, appunto May The Sun Hit Your Eyes, uscito solo a settembre scorso per La Fame Dischi/Cura Domestica. Un percorso inconsueto quello dei cinque ragazzi di Perugia, caratterizzato da diversi cambi di formazione e dalla volontà di staccarsi dal repertorio originario, virando decisamente verso i territori più schietti del rock.
Siamo infatti dalle parti di un disco che si rifà tanto al blues elettrico di Neil Young (e al suo nutrito esercito di eredi/epigoni) quanto al revivalismo garage-wave di inizio secolo. Gli otto brani della tracklist si reggono su una volontà cantautorale consapevolmente tenuta sottopelle e immersa nell’adrenalinica tensione delle chitarre: quello che succede nell’iniziale Roundabouts, buona melodia ben amalgamata all’incedere noir del pezzo, o nella successiva Francis With God, con il suo refrain catchy (Arcade Fire?) intrecciato alle voci di Daniele Rotella e Francesca Lisetto. Voce femminile protagonista anche in Laughing For Nothing, con il suo synth-wave in aria psych in cui il controcanto fra le due chitarre tesse il crescendo finale del pezzo. C’è anche spazio per accenti maggiormente southern come in Keep On e She Was Too Late, con un intimismo (espressamente debitore al sopracitato Young) che rimanda al classic rock dei Band Of Horses.
May The Sun Hit Your Eyes è un album che vive di stratificazioni sonore, variazioni dark e riverberi accuratamente elettrificati che si rivelano ascolto dopo ascolto. Un esordio nel complesso piuttosto maturo che, pur non presentando niente che non sia stato già visto e sentito, risulta comunque godibile.
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