Recensioni

Dei The Record’s parlammo in tempi non sospetti, quando il motto della band era Money’s On Fire e il veicolo scelto per promuoverlo aveva l’aspetto di un’autoproduzione tiratissima a cui aveva dato forma anche il bravo Giovanni Ferrario. Allora si scomodarono concetti come “eclettismo”, “ricercatezza nella stesura”, “consapevolezza” per descrivere l’approccio “totale” della compagine bresciana nel ridefinire i confini di un rock volubile e multidisciplinare.
De Fauna Et Flora non tradisce la fiducia accordata al trio, vagheggiando un futuro roseo in bilico tra T.Rex (On Our Minds) e certo etno-cool à la Vampire Weekend (Call Of The Ice), Supergrass e mid-tempo Fifties (Rodolfo), cadenze The Fratellis (I Love My Family) e pop irresistibile (We All Need To Be Alone). Un nomadismo creativo che, se possibile, complica ulteriormente il quadro clinico rispetto al passato, togliendo spazio a quel chitarrismo rugginoso e giovanile da esordio in favore di una fluidità stilistica decisamente contaminata.
Al mixer e al mastering troviamo rispettivamente Matteo Cantaluppi (Bugo, Canadians, Le Luci Della Centrale Elettrica) e Jon Astley (The Who, Rolling Stones, Stereophonics, Peter Gabriel), tanto per dire che non si tratta dell’ennesimo lucky strike. Per una produzione che ricorda a chi fosse ancora convinto del contrario che il rock italiano è vitale e respira a pieni polmoni.
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