Recensioni

C’è stata un’epoca in cui la musica progettata a tavolino era qualcosa di degno. Un artigianato di famiglia che divenne industria a testa alta, lontano dalle odierne porcherie usa e getta che qualcuno tenta – con motivazioni ed esiti risibili – di “sdoganare”. Erano tempi di grandi coppie di autori, tra cui figurano i coniugi Bryant (lui Diadorious, violinista; lei, Matilda Genevieve Scaduto, ascensorista). Ribattezzatisi Felice e Boudleaux, riempivano pentagrammi per conto terzi nel primo dopoguerra in ambito country, facendosi le ossa per il rock & roll e incarnandone aspirazioni e drammi adolescenziali in una chiave felicemente popular.
Infilando una striscia di successi – soprattutto grazie agli Everly Brothers, qui presenti con Wake Up Little Susie e Nashville Blues, più Bye Bye, Love nell’interpretazione di Webb Pierce – da cui il curatore Stuart Colman ha pescato venticinque – ma un Vol. 1 posto a sottotitolo fa ben sperare – dimostrazioni di una penna intinta in pop, country, rockabilly. Glassati di caramello (Hey Sheriff di Rusty & Doug) e melodramma (Jimmy Bell richiama alla memoria “Velluto Blu”), di esaltazione (lo sferragliare di I Got A Hole In My Pocket di Little Jimmy Dickens e Gonna Have Myself A Ball di Lance Roberts; tal Bobby Lord esagitato in Beautiful Baby)e – più che un’innocenza malintesa a posteriori – di ironia (George Morgan alle prese con un Rockabilly Bungalow e Roy Orbison con amori parigini; la buffa Wanda Jackson latineggiante e il fantastico Sammy Salvo irresistibile lupo mannaro). Roba che ancora intriga e offre nuove interpretazioni dopo più di mezzo secolo. Tutto dire.
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