Recensioni

Col terzo album Strange Friend, uscito a giugno 2014, i The Phantom Band calarono una carta decisiva: indie versatile, visionario, aperto a costanti svolte con lo scopo abbastanza evidente di tenere sempre sulla corda l’attitudine alla meraviglia dell’ascoltatore. Considerato che si tratta di una band scozzese, il paragone coi mai troppo rimpianti Beta Band sbocciò spontaneo. Durante quelle sessioni, però, i sei ragazzi di Glasgow lasciarono pulsare anche una vena meno solare, se così si può dire. Sette tracce che non rientravano in quel progetto ne costituiscono oggi il controcanto ombroso, perciò intitolato con un anagramma – “Fears Trending” – del predecessore.
Influenze e retaggi si spampanano in una caligine più torva, pescando tremori stoner e guizzi electro con un senso del pastiche arty Tv On The Radio (Spectrelegs), oppure mischiando il languore agro d’un Will Oldham alle fregole etno-wave di David Byrne (Local Zero), o ancora ciondolando in un deserto noir un po’ Cave e un po’ Doors (The Kingfisher). D’altronde quando un disco si apre cogliendo gli ultimi barlumi di psichedelia prima di decollare kraut con padronanza assieme ingegneristica e viscerale (la splendida Tender Castle), capisci che sarà un gioco che t’imporrà di metterti davvero in gioco, sfidando la trama di attese normalmente attribuibili alla dimensione indie-rock. Tra muffe spacey, midollo epico, febbre androide e derive cinematiche, compi tutto il giro di un disco che sa spacciare divertimento e mistero come non capita spesso di sentire.
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