Recensioni

Dieci anni fa, l’11 novembre 2014, usciva Zero Kills, il secondo album di Night Skinny. In un momento di profondo cambiamento per la scena hip hop italiana, il producer arrivò con convinzione come una sorta di paladino che avrebbe messo tutti d’accordo, nostalgici ancora in fissa con i Sangue Misto e nuovi appassionati incuriositi da MadMan e Gemitaiz. Si può dire quindi che Zero Kills sia stato il ponte di passaggio.
Zero Kills fu il ponte tra le icone dell’old school (Tormento, Colle Der Fomento, Marracash) e i nuovi volti del decennio (Salmo, Achille Lauro e ancora Gemitaiz), offrendo un mosaico di trap rudimentale, hardcore, boom bap e rap soul, con una produzione che alternava minimalismo e opulenza, sempre intrisa di sample vintage. Luca Pace, alias Night Skinny, trovò così un compromesso musicale e culturale che segnò l’hip hop italiano.
Dieci anni dopo, il 10 ottobre 2024, arriva Containers, il nuovo capitolo della sua discografia. Successore del criticato Botox (2022), l’album ripropone la stessa formula, questa volta con un leggero tocco più “street”. Tuttavia, il comandamento resta invariato: creare musica semplice e pronta per il consumo. Tra banger di strada e brani introspettivi, il disco perde anche le ultime tracce di originalità che ancora si scorgevano nel suo predecessore.
Containers si riduce a una playlist di type beat trap e pop, affollata da featuring come Kid Yugi, Tony Boy, Ernia e Rkomi, ma priva di identità. Le ballate melodiche (Solo, Solo Dio Sa) e gli esibizionismi trap (T.O.N.Y., Numero 5, Tessera Sanitaria) scorrono senza lasciare il segno. Persino i momenti più promettenti, come Amore Cieco con Madame o Mio Padre con Guè e Noyz Narcos, sono affossati da una produzione piatta che soffoca la carica emotiva dei testi.
Containers non è un flop inaspettato, ma piuttosto il frutto di un meccanismo discografico ormai consolidato: musica accessibile, trend ripetuti e un flusso costante di stream. Night Skinny non è più l’artista raffinato e ambizioso di Zero Kills, ma un producer che, dal 2017 con Pezzi, si è accontentato del successo facile garantito dalle major. L’album rappresenta il punto più basso della sua discografia, un’opera che tradisce l’ispirazione e la profondità che una volta lo caratterizzavano.
Amazon
