Recensioni

6.8

The Last Dinner Party, il progetto art-pop di Abigail Morris (voce solista), Lizzie Mayland (chitarra, voce), Emily Roberts (chitarra solista, mandolino, flauto), Georgia Davies (basso) e Aurora Nishevci (tastiere, voce), gode di un’hype che le ha portate dritte al primo posto nella U.K. chart.

Prelude to Ecstasy ha infatti raggiunto raggiunto le 32.800 unità nei primi sette giorni dalla sua uscita, come riporta la Official Charts Company: la più grande settimana di apertura per un album di debutto di un gruppo dal 2015, quando gli Years & Years, gruppo pop elettronico, ne accumularono 55.000 con il loro debutto, Communion.

Inoltre, sempre secondo l’OCC, il risultato della prima settimana include più di 14.000 copie in vinile, altro record per  un album di debutto, con la settimana di vendite più alta per un album in vinile da quando The Masterplan, il remaster degli Oasis, è uscito lo scorso novembre.

Tutto questo ci spinge ad analizzare con la lente d’ingrandimento un fenomeno cominciato molto prima, nell’ormai lontano 2022, quando la band fu chiamata ad aprire per i Rolling Stones a Hyde Park senza che si sapesse pressoché nulla di loro. Altre uscite apprezzatissime le hanno viste sui palchi di vari festival importanti, come Glastonbury, The Great Escape, Isle Of Wight e Reading. Poi, le acclamate uscite di una serie di singoli, a partire dal 2023, sono state il volano perfetto per l’esplosione di questo febbraio, coronata da uno straordinario successo di vendite e un crescente consenso di pubblico e critica.

Le referenze più immediate sono, senza dubbio, Florence + The Machine über alles, ma anche boygeniusHaim, Soccer Mommy e Lorde: alt-pop ben confezionato, colto ma anche mainstream, ambizioso ma anche prudente, giocosamente barocco e spudoratamente radiofonico.

Il disco si apre con un’ouverture sinfonica che lascia presagire grandiosità classicheggianti che poi, ci accorgeremo, sono una promessa solo parzialmente mantenuta: se si eccettuano i fiati di Beautiful Boy o gli esperimenti corali della notevole Gjuha, cantata in albanese dalla tastierista Aurora Nishevci, i brani sono pressoché tutti accomunati dalla volontà di esplorare sofisticatezze art-pop (tempi dispari, minuetti, variazioni), con l’aggiunta di velature vagamente gotiche.

Amori tossici (On Your Side), queerness (Sinner), la fascinazione per le citazioni storiche, come in Caesar on a TV Screen, che parla del potere storicamente assegnato a figure maschili, o My Lady Of Mercy, che «parla dell’essere una ragazza. Una ragazza che guarda per la prima volta un dipinto di Giovanna d’Arco e la trova così coraggiosa e così bella da volerla baciare», dimostrano la volontà di esplorare tematiche controverse e attualissime, sia pur in una declinazione intima e diaristica, mai abbastanza universale da riuscire a penetrare nella giusta profondità.

I pur pregevoli tentativi di proporre un ascolto versatile, elegante, complesso, sconfinano spesso in qualcosa che potremmo arrivare a definire, senza tema di risultare troppo severi, un dissimulato manierismo. Di sicuro effetto – questo è fuori discussione ( e il loro successo ce lo conferma senza se e senza ma), eppure destinato a lasciarci la sensazione di avere a che fare con qualcosa di fin troppo addomesticato. L’estasi è un’altra cosa. 

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