Recensioni

Sono tedio e pochezza di contenuti a caratterizzare i quattro lunghi brani di questo Wilson Semiconductors. Ci si chiede dunque dove sia voluto andare a parare quel buontempone di Neil Michael Hagerty, si cercano sprazzi di senso, tracce di cuore e barlumi di espressività, ma nonostante gli sforzi e la buona fede la risposta non cambia: da nessuna parte.
Dimentichiamoci allora del fiero, folle cazzeggio iconoclasta dei migliori Royal Trux, così come della genuina sporcizia dei Pussy Galore, e accettiamo quest'opera insulsa per quella che è, lasciando che sia la musica stessa a suggerire le proprie immagini. Dalla nebbia iniziano a delinearsi strane e inquietanti figure: Neil Young ridotto in un fondo di letto dopo un incidente, Rolling Stones con l’Alzeimer e la bava alla bocca, Captain Beefheart dopo una lobotomia frontale, e avanti così, lungo le reiterate masturbazioni psichedelico-nostalgico-(e aggiungiamo)demenziali per chitarra e voce, davanti a blues rurali sciolti nell’acido e nel tedio di una domenica passata a fissare il vuoto lasciato dal ‘69.
In definitiva si salva solo il primo episodio, Reception (che non a caso è anche il più breve), oltre a una manciata di immaginette divertenti sparse qua e là, come il valzerino idiota di Play This When You Feel Low, carino finché non inizia a girarti la testa. Fosse il demo tape di un perfetto sconosciuto, qualcuno probabilmente lo eleggerebbe a disco del mese, nonostante sia davvero difficile negarne la sostanza triste e irritante. Ad ogni modo, che i “radical-freak” più incalliti provino pure a dimostrare il contrario.
Amazon
