Recensioni

7.3

Gruppo di fine Ottanta della Creation Records (in origine un quintetto con tre chitarristi, che ruotava intorno ai leader Guy Chadwick e Terry Bickers) che visse alterne vicende discografiche e diversi cambi di formazione, gli House Of Love non ebbero forse la risonanza dovuta, rispetto ad altri gruppi coevi. Un coacervo di influenze di revival psichedelico sixties unite a buone dosi di Velvet Underground informavano il nucleo della band, riunitasi un paio di anni fa per un nuovo disco (Days Run Away). Il gruppo si abbeverava alla stessa fonte di band precedenti quali Smiths, Teardrops Explodes, Echo & The Bunnymen, e Go Betweens, con l’aggiunta di influssi shoegaze dell’epoca misti a dosi di dream pop di marca 4AD, anche se la rielaborazione che ne facevano era abbastanza lontana stilisticamente dai coevi shoegazers.

I due album in oggetto sono le ristampe del debutto self titled dell’88 e di una raccolta import dello stesso anno che comprende le canzoni dei primi due singoli (Real Animal e Shine On) non incluse in album, insieme a inediti e rarità. L’incipit del self titled con Christine è puro Jesus and Mary Chain sound (la band che fece desiderare al leader Chadwick di entrare nella Creation!), una ballad acida in salsa psych sixties, altrove si ritrova il jingle jangle alla Byrds (Love In A Car) come potrebbe rielaborarlo un Robyn Hitchcock, o i riverberi shoegaze che riecheggiano nella conclusiva Touch Me. La raccolta di singoli The German Album li fotografa un attimo prima del disco di debutto, nelle loro hit iniziali: Shine On innanzitutto, dream pop e chitarrismo, poi la velvettiana Real Animal e Destroy The Heart tra Echo & The Bunnymen e i soliti J&MC, le rare b-side Nothing To Me e Plastic con più di un’eco dreamy, la lisergica Mr.Jo e gli esempi potrebbero continuare. Il duo Chadwick/Bickers (voce e chitarra il primo, chitarra il secondo) non mancava di inventiva nel rielaborare le proprie influenze, in un riconoscibilissimo marchio di fabbrica che sarebbe venuto meno alla dipartita di Bickers nel 1989, appena prima del secondo album insieme al cambio di casa discografica (passeranno alla Polygram/Fontana), che segnerà uno stallo e l’inizio della crisi del gruppo. Ma qui erano al massimo della creatività e in un periodo di grazia purtroppo non più ripetuto a questi livelli.

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