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E se quest'onda di rispolvero d'antan fosse meno retrologica di quanto si pensi a prima botta? Se l'intenzione fosse non tanto quella di riproporre ma di ridefinire un certo tipo di sentire classico, costruendo un'immagine compiuta a cui la prossima generazione possa far riferimento? L'anno scorso Planet Mu aveva pubblicato Severant di Jamie Vex'd/Kuedo, che non ci aveva messi tutti d'accordo però si faceva apprezzare per il suo spirito appassionato e ambiva a diventare un punto fisso nel tempo a venire. Quest'anno segue la scia The Host, progetto sponsorizzato dalla label con grande convinzione e rimasto misterioso fino a poco tempo fa, quando ne è stata svelata la paternità del nostro caro Boxcutter.
Sembra esserci tutto quel che la nostalgia ambient degli elettrofili ha bisogno, la kosmische e i Tangerine Dream (Hidden Ontology), l'IDM e i Boards Of Canada (Org), persino certe pose atmosferiche da (kraut)rocker acustico (3am Surfing). Eppure non può dirsi interamente suono retrò perché ben proiettato in avanti dalle complessità ritmiche post-00s, cosa che a Barry Lynn riesce meglio di Kuedo: Neo-Geoticies sfoggia la giusta movenza organica che ricongiunge tastiere e ganci step mettendo entrambi a proprio agio, Tryptamine Sweep aggiorna le teorie ambient-step dell'iTAL tEK di cYCLiCAL alle architetture rullanti moderne, anche una Angel Fire che tanto deve a Severant riesce a contenere i rischi di una disarmonia che spezzi l'incantesimo.
Più che un ripescaggio dalla storia, quella di Boxcutter è ricerca innamorata del sound perfetto per il rilassamento filo-intelligente, la pace mentale che non vuol rinunciare agli stimoli (per questo certe scelte apparentemente fuori contesto, vedi l'ambient pop Air style di Rainy Sequences, i droni di Aeontology o il dreaming shoegaze di Summer Solstice At Cape Canaveral). Passione sì, ma soprattutto sensibilità verso l'equilibrio delle forme. D'altronde, in contesti come questo, cos'altro conta?
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