Recensioni

6.5

Cosa succede se tre produttori quotati e diversissimi per estrazione (Pharrell Williams, Jacknife Lee e Dennis Herring) si mettono al lavoro sul quarto disco della più famosa band garage rock svedese? Assolutamente niente, perché il Black And White Album – gran titolo, come sempre – di Howlin’ Pelle & co. è sempre la solita solfa, per quanto tollerabile, ballabile, cantabile (e tutti gli aggettivi in –bile che possono mai venire in mente). Ci sarebbe stato da stupirsi per il contrario, in effetti; non ci aspettavamo certo che nei tre anni passati da Tyrannosaurus Hives i cinque avessero maturato chissà quale cambiamento o svolta che dir si voglia. Rock and roll è sempre stato, sin dall’inizio, e rock and roll sia, fino alla fine: si spezzi pure ogni tanto con un walzer giocattolo-sintetico simil Stranglers (A Stroll Through Hive Manor Corridors), con la relativa novità di un funk robotico in falsetto (T.H.E.H.I.V.E.S.), o con la sinistra Puppet On A String; si abbellisca pure la forma con strati di suono (Hey Little World) e una produzione scintillante (Won’t Be Long).

La sostanza è e resterà sempre quella: un miscuglio di anfetamine, chitarre e sudore, non importa se saltano all’orecchio accenti ora di James Brown (Well All Right!), ora di Devo (You Got It All… Wrong), ora di Pixies / Clash (Return the Favour), nel consueto tourbillon di riferimenti. In fondo potrebbero fare dischi a ripetizione gli Hives, o non farne affatto; se ne accorgerebbero in pochi. Quando capita di ascoltarli, però, non viene voglia di cambiare musica. Come dire, meravigliosamente futili, come tanti passatempi di cui ogni tanto si sente il bisogno.

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