Recensioni
Porta un titolo più che appropriato il debutto sulla lunga distanza degli History Of Apple Pie. Out Of View, “fuori di vista”, così come la faticosa gestazione (scartate le prime registrazioni self, buone quelle supportate da Josh Hayward degli Horrors) ed un po’ tutto il 2012 del quintetto londinese. Li si attendeva al varco dopo averli piazzati su varie liste “Ones To Watch” (compresa quella di chi scrive), si sono ricevuti in cambio qualche live show, un singolo (Do It Wrong/Long Way to Go) ed il side-project del batterista James Thomas con Mariko Doi degli Yuck (Parakeet).
Proprio sotto l’ala protettrice degli amici Yuck è da collocare la proposta dei nostri: medesimi gli ascolti formativi (Dinosaur Jr., Pavement, Smashing Pumpkins, Teenage Fanclub) e quindi le mani in pasta ultra-nineties, medesimo il feticismo per certe croccantezze e fuzzerie chitarristiche. Alla slacker-attitude si preferisce però la grammatica del più catchy degli shoegaze, peraltro coronata da vocalità allo zucchero filato che fanno dire Lush ben più che My Bloody Valentine.
Attenzione: si è detto “grammatica”, non “calligrafia” o, peggio, “esercizio calligrafico”. Al contrario dello zillione di meri emuli (Ringo Deathstarr anyone?) e parallelamente ai nostrani Brothers In Law sul versante wave, THOAP fanno revival, sono derivativi all’ennesima potenza, ma ci mettono pure del loro. La cosiddetta personalità sta, in questo caso, in uno sforzo compositivo particolarmente severo che – poggiando su refrain di matrice brit (quello di The Warrior è 100% Blur), riflessi twee e transizioni melodiche prossime ai Pains Of Being Pure At Heart (See You) – vuole le canzoni fatte e finite. A riprova della dedizione in tal senso, le riproposizioni di frammenti già editi su 7” (oltre ai due citati in apertura, anche You’re So Cool e Mallory), come a dire “se non funziona come singolo non può nemmeno stare in tracklist”.
Ne risultano quaranta minuti privi di filler, non meno fuori dal tempo di mbv e, a loro modo, altrettanto alienanti. Dare un assaggio alla torta di mele è consigliato. Fosse anche soltanto per farla in barba alla Lake Superior State University – che ogni anno bandisce vocaboli dall’inglese per uso improprio, eccessivo, inutilità generale – e dirlo una volta in più, con gusto, perché si può: this is indie.
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