Recensioni

È un arpeggio che sprigiona polvere di terra arida proveniente dal profondo sud degli Stati Uniti, a dare il la a A Softer Skin, secondo EP firmato The Heart and the Void, one man band dietro alla quale si cela il cagliaritano Enrico Spanu.
Ed è proprio all’America più rurale che il Nostro punta lo sguardo e da cui trae ispirazione per dare forma a queste sei tracce che si rifanno, senza farne troppo mistero, al classico folk cantautorale a stelle e strisce. Quello che potrebbe rappresentare un buon punto di partenza con il passare dei minuti sembra però trasformarsi in un fardello ingombrante che finisce per fare ombra sull’indiscutibile bravura compositiva di Spanu. Capacità che in sole due occasioni riesce ad emergere a pieno, ovvero nei delicati duetti con la fidanzata Giulia Biggio in Girl from the City by the Sea e This Thunder, mentre nei restanti quindici minuti è destinata a rimanere sotto superficie.
Ed è questo apparente “disinteresse” nel voler andare in profondità per cercare di aggiungere un tocco personale e originale ad uno stile e a un genere compositivo ormai piuttosto saturo, che, a detta di chi scrive, rappresenta il freno principale per The Heart and the Void. Disinteresse che finisce col renderlo uno (l’ennesimo) dei tanti menestrelli rimasti irrimediabilmente infatuati dal Woody Guthrie di turno.
A conti fatti Softer Skin è quindi destinato a lasciare con l’amaro in bocca e con un grosso punto di domanda: abbiamo proprio bisogno di un nostro The Tallest Man on Heart? Personalmente non ne sono troppo convinto.
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