Recensioni

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Come i loro beniamini Velvet Underground, anche The Feelies dovettero far fronte a vendite esigue compensate, però, da una notevole influenza sulle generazioni successive. In Crazy Rhythms, l’opera prima del 1980, convengono intuizioni ritrovate poi in buona parte della neopsichedelia degli ’80 (Paisley Underground, R.e.m. e, perché no, Smiths) per non  dire dell’influenza esercitata sui primi Violent Femmes.

Quel debutto, croce e delizia per i motivi di cui sopra, bello quanto irripetibile venne bissato solo sei anni dopo dal meno irrequieto (e prodotto da Peter Buck) The Good Earth laddove il classicismo a là Byrds, vuoi anche per le dipartite di Keith Clayton e soprattutto Anton Fier, prendeva il sopravvento. I nuovi Feelies, capitanati naturalmente da Bill Million e Glenn Mercer e seguiti dai subentranti Dave Weckerman, Brenda Sauter e Stan Demeski si ritrovano, nel 1988, un contratto major tra le mani e la ghiotta occasione non viene sprecata.

Obbligato parimenti a Byrds e Velvet Underground – più Loaded che il disco della banana –Only Life orbita e piè pari tra Crazy Rhythms e The Good Earth (It’s Only Life,The Undertow, The Final Word, Too Far Gone, Away), tra epica rock (Higher Ground) e vizietti mai sopiti (la scelta della cover, stavolta caduta su What Goes On di Reed & Co). Demeski riesce a far dimenticare Fier e l’ugola di Mercer, autore indiscusso, evoca in modo toccante Lou Reed. Vale il discorso di Adventure dei Television: un disco pregevole succube di un capolavoro. Only Life vivrà sempre nell’ombra di Crazy Rhythms.

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