Recensioni

7.1

Ci sono icone irrinunciabili che vengno in mente ascoltando il nuovo – vecchio, eppur fresco – album dei The Fall. Il trentesimo, per essere precisi, e il quarto (un record) con la stessa formazione: Elena Poulou (tastiere), Dave Spurr (basso), Pete Greenway (chitarra) Keiron Melling (batteria). Attacca Sir William Wray e pensi a come John Lydon il teatrante strattonò glam e r’n’r in quella botta che fu Never Mind The Bollocks; senti Noise e quel testo che parla di pizza (oh, ma che diavolo dice?) e ti viene spontaneo il rimando a quel Thomas which I still love e al dada punk di Cleveland che tirò giù nello scantinato Beefheart; ti cali nello sporco di Hittite Man e pensi al Charles Bukowski di Tutti gli stronzi del mondo e me e al fatto che Lydon e Thomas erano i due pagliacci, le due maschere beffarde e crudeli mentre lui, Mark E. il poeta di strada, il “crudaiolo” stronzo, il petulante “comiziaro”, l’omaccio che senza le sue otto pinte non se ne torna a casa.

Trentesimo album, si diceva, e proprio come l’ennesimo disco di quei fenicotteri dei Melvins, sentirli biascicare, sibilare le S e implodere le P, insomma sentire i Fall in autogol permanente, è la solita becera goduria, specie se Mr. Smith è più a suo agio del solito, menefregista al punto che lo senti provare qualcosa di isterico, qualcosa di più stronzo della media antipatia suscitata nel prossimo. Del resto, rispetto all’iniziò di quella dispotica avventura che è stata la sua alias band, libertà vorrà ben dire che tu giochi e gli altri assecondano le tue regressive invettive, no? Per esempio, intuiscono un regredito punk da un testo, massaggiano del rockabilly sotto una manciata di sputi (No Respects Rev.), mettono un giro di moog (Vicotrola Time) o del caffé tostato postpunkista (Jetplane) a scaldar la fiammella dell’ennesimo “bla bla declama” contro questo o quello.

Sempre differenti, sempre the same, qualcuno dice la caricatura di se stessi in questo episodio, io aggiungo in surf su quella (ed ecco perché lo considero superiore a Ersatz GB). The Fall tornano e danno l’assuefazione che richiedono i grandi. Loadstones chiude il disco col dito medio agli Art Brut e alla loro compila antologica Art Brut Top of the Pops uscita quest’anno. E già, si fotta pure l’ultimo album dei PIL.

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