Recensioni

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Dopo un silenzio durato sei anni, tornano Ian MacKaye e Amy Farina, nel frattempo diventati genitori. Nulla o quasi è cambiato nella loro formula minimalista a base di batteria, chitarra baritona e due voci. Ci muoviamo sulla falsariga dei due dischi precedenti – The Evens e Get Evens – usciti nel biennio 2005/2006, per cui valgono sia le note di merito sia gli appunti su una certa ripetitività, che però, fortunatamente, non si trasforma mai in monotonia.

Lavoro convincente, The Odds non registra cadute di tono e rispetta gli standard elevati che ci si aspetterebbe da un progetto di MacKaye. I riff incalzanti, anche se lenti, di King of Kings provano che la tensione in un brano rock si può creare anche dosando un arrangiamento minimo, senza ricorrere alla potenza di fuoco di chissà quale sbarramento di ampli e chitarre. Mentre in Wanted Criminals la frenesia dissonante di un attacco di matrice fugaziana si infrange di colpo su una declamazione lenta e sincopata, che non toglie un’oncia all’intensità del pezzo. Warble Factor e Sooner or Later dimostrano la stessa capacità dei Fugazi di costruire brani su variazioni di dinamica, intrecci vocali e cambi di tempo, solo con un armamentario strumentale più ridotto e toni decisamente più smorzati. Il risultato non è lo stesso ma mantiene comunque inchiodati all’ascolto. ConWonder Why il duo si concede anche un lungo break strumentale, prima di prendersi una rilassante pausa lounge in Competing With The Till. Poi gli Evens mantengono alta la guardia e badano alla compattezza dell’album, che non ha sbavature. Un gradito ritorno.

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