Recensioni

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Doppietta plasticosa per la campagna di primavera della Dischi Di Plastica. Una ristampa, per la prima volta in versione CD, e un ripescaggio dai tempi immemori costituiscono il piattino fresco e rilassante che l’etichetta “camillosa” ci propone per allietare le prime giornate lunghe della stagione. Cominciando dalla ristampa, sono gli Emerald Leaves a beneficiare del recupero, dopo che la versione su nastro del disco era stata pubblicata dalla label italo-belga Jus De Balles e molto probabilmente andata esaurita. E il “kraut-pop-psichedelico sull’asse Londra-Roma-Fano” dei tre – Andrea Giommi (voce/basso, già Edible Woman), Giacomo Governatori (chitarra) e Alessandro Gobbi (batteria) – si fa gustare per il senso etereo, volatile e sognante con cui tratta una materia fatta di reiterazioni e circolarità, mostrando in tracce come Lord (omaggiata anche da un remix ad opera di Camillas e Niccolò Di Gregorio, inserito a fine album come ghost/bonus track) o Send Peace, uno shoegaze in slow motion, reductio in sedicesimo di wall of sound da cui emerge sensualità e lascivia, lucidità d’intenti e potenzialità future.

Su tutt’altri binari si muove il disco dei The Faccions, ripescaggio borderline da un passato ormai remoto: un album pubblicato 15 anni fa da Snowdonia che abbracciava, dicono le cronache, versanti pop sperimentali e dadaisti, e poi un silenzio della band, senza essersi mai realmente sciolta, di ben tre lustri prima di questo “balletto notturno”. Un disco che ce li restituisce ancor più fuori di testa di quanto immaginassimo: sono in sei, suonano tutto il suonabile, vetri, bottiglie e nastro adesivo compresi, e si dilatano verso la suite contemporanea nella omonima lunga traccia iniziale, rifratta in 3 parti, in cui umori canterburiani, vuoti pneumatici, depressioni ambientali, groove psycho-krauto, sognanti quadretti bucolic-dada si mischiano e sovrappongono. Una virata a 360 gradi – la solare, pop-prog in senso ianandersoniano, tutta cori e tramonti ‘l Bello – e l’ennesimo sberleffo posto in chiusura – i due minuti di Bellissimi Capelli, ninna nanna d’altri tempi – concludono un lavoro che ci saremmo sorpresi di non trovare così fuori fase, eccentrico, diverso e, a modo suo sperimentale.

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