Recensioni

6.9

Avrebbe potuto intitolarsi “Ten Years Too Late” il disco d’esordio degli inglesi The Dirty Feel. E, a ben vedere, sarebbe stato un titolo molto azzeccato, dato che il power-trio inglese ha suonato per un decennio buono prima di giungere a realizzare questa prima incisione. Inoltre, dietro la vitalità del rock-blues di matrice british si nasconde una tragedia, visto che il chitarrista, cantante e principale compositore della band, Nick Hirsch, è morto nel marzo 2012 per una grave malattia del sangue che lo aveva colpito in tenera età. Dunque, Truth Be Told è un disco postumo a tutti gli effetti, che nasconde altre curiosità di non poco conto. Ad esempio, dietro le pelli dei Dirty Feel siede il produttore e dj Virgil Howe, figlio dello storico chitarrista degli Yes, Steve. Ma con questo esordio, Virgil e soci realizzano un disco che è quanto di più lontano dai barocchismi e dall’estetica progressive.

Un disco vigoroso, a dispetto della tragedia che ha colpito il gruppo, perché sembra un compendio di rock-blues come se ne suonava in terra d’Albione una quarantina d’anni fa. Riff a profusione in stile Led Zeppelin, r’n’b caldo e avvolgente, ritmiche funky. Insomma, non certo di un disco d’avanguardia, ma un distillato di stili suonato alla grande da chi ha bene in mente che, se revival deve essere, è bene che sia fatto al meglio. A partire dal sound, aspro e coinvolgente, con le chitarre che suonano magnificamente. Sin dalla prima traccia, Far Gone, ci si cala nella platea di un caldo e fumoso pub di periferia, e la temperatura sale via via che si va avanti: le ritmiche infuocate della title-track sembrano essere figlie degli Stones più latini (siamo nei pressi di Can’t You Hear me Knocking, per intenderci), mentre l’attacco di Done Dance e la ritmica spezzata di Keep On proiettano immediatamente alla mente il folk psichedelico di Led Zeppelin III. E il gioco di rimandi prosegue con Cream, Ten Years After, Who, ma anche con qualcosa di più contemporaneo e di meno british, come nel caso di un The Threadbare Excuse vicino a sonorità e ritmiche tipiche dello stoner. Il tutto, comunque, è innaffiato da abbondanti dosi di negritudine, a volte evidenti, come nel caso di Lovin’ You, a volte solo accennate ma sempre e comunque ben presenti nella voce, nelle ritmiche, nel sound complessivo. Mentre la conclusiva Spanish Silver lascia intravvedere anche altre potenzialità, come un piglio sperimentale che sembra essere tenuto a freno nelle altre tracce.

Truth Be Told, in definitiva, è solo un disco nostalgico, revivalista e passatista, ma ha dalla sua un’immediatezza e un’autenticità che di solito difetta a progetti di questo tipo. Già solo scriverne, a conti fatti, è esercizio un po’ artificioso. Perché, davvero, è solo rock’n’roll. Ma qui e ora, ci sembra che svolga alla perfezione il suo compitino: suonare alla grande, far sudare e assestare massicce dosi di energia nelle membra e nella zona pubica. Cosa chiedere di più?

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