Recensioni

7.2

Dopo l’articolato concept british folk The Hazards Of Love che nel 2009 aveva dato nuova linfa ai Decemberists (senza contare sempre in materia di folk opera, il terzultimo The Crane Wife), il loro leader Colin Meloy riparte azzerando tutto e semplificando musica e attitudine del gruppo. Il nuovo The King Is Dead (Smiths eh?) è un album di canzoni folk rock, perlopiù acustico e molto R.E.M.: come ospite fisso troviamo infatti Peter Buck, che ha arrangiato anche alcune parti di chitarra e mandolino, e sul solco dell’Americana, Gillian Welch.

Fra riferimenti UK (i già citati Smiths) ma soprattutto USA (si vedano qua e là gli omaggi assortiti al buon Neil Young, a Bob Dylan, a The Band e ai Byrds), Meloy ricostruisce la propria epopea rock delle radici, mostrandoci le personali preferenze e ribadendo la sfida che quest'album ha rappresentato: dopo tanta tradizione inglese apparsa nei precedenti album, un ritorno alle radici americane dell’autore, semplici canzoni brevi di tre minuti per sbrogliare le complesse epopee folk del passato. “Realizzare musica semplice ha rappresentato veramente una scommessa, ci siamo trovati spesso a dover fare esercizio di semplificazione, non è stato affatto facile come si può pensare…”. Come si dice in questi casi? Less is better…

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