Recensioni
“Se pure un giorno sono stati qualcosa di importante,
di sicuro oggi non lo sono più. Non sono proprio più niente!”. Le parole di
Mario, amico dai discreti gusti musicali, ma poco avvezzo al punk e ai suoi
derivati, nella loro semplicità sintetizzano alla perfezione le sensazioni che
anche a me, estimatore di ciò che i Damned hanno rappresentato alle origini del
punk, ha suscitato il concerto della band londinese.
Pensare che sono passati più di trent’anni da quando
ha visto la luce New Rose, quello che
molti ritengono sia storicamente il primo singolo mai registrato da una band
punk. Un lasso di tempo che dà le vertigini, se solo si pensa che i vecchietti
che stasera sono saliti sul palco dell’Estragon, sono gli stessi che si sono
imposti agli albori del punk, nella sua culla londinese, suonando insieme ai
Sex Pistols. Se a questo si aggiungono le innumerevoli trasformazioni della
band, dal punk al gothic, fino a influenze sempre più cabarettistiche e melodiche,
con il solo Dave Vanian a portare la bandiera durante tutti anni, si può già
intuire ciò che attende il pubblico bolognese. Ma a volte la realtà è peggiore
delle peggiori aspettative.
Vabbè la leggenda, ma, quando i cinque salgono sul
palco si fa davvero fatica a riconoscere in quel crooner dei poveri vestito da
cameriere, con tanto di guanti neri e ciuffo bianco che spunta da una
pettinatura alla Elvis (Vanian) e nel vecchietto forzatamente giovanile che
imbraccia ancora la chitarra penzolante sulle ginocchia come quando aveva
vent’anni (Captain Sensible), due tra i legittimi genitori del punk inglese.
L’approccio è fiacco, il sound tutt’altro che
graffiante, complici le tastiere di Monty Oxy Moron, che spesso e volentieri
prende la scena saltellando come un forsennato e mostrando il lato
volontariamente più clownesco della band. All’umorismo involontario ci pensa
Vanian: impacciato e chiaramente poco a suo agio, si muove (poco) dando
l’impressione di non sapere proprio cosa fare.
L’ultimo lumicino di speranza, in questi casi, è
legato al revival. Quando finalmente viene fuori l’unica cosa interessante del
concerto: il passato della band. Neat,
Neat, Neat, New Rose, Smash It Up risuonano con piacere nella
memoria dell’ascoltatore nostalgico, ma le nuove versioni hanno poco a che
vedere con la ruvida essenzialità di quegli esordi ormai lontani, tanto da far
fare addirittura bella figura allo scialbo rock psichedelico dell’ultimo album.
Il pubblico, discretamente numeroso da riempire metà
della platea dell’Estragon, sembra accontentarsi e mostra di gradire. Non si
capisce veramente cosa.
Amazon
