Recensioni

Un progetto stratificato ed affascinante, che punta su musica d’atmosfera giocata sui chiaroscuri e sulla dimensione onirica. The Crystal Session, nome altisonante dietro il quale si nascondono Marinella Dipalma alla voce e ai synth e Francesco De Palma alla chitarra e al basso, presenta modelli di riferimento ben precisi e guarda soprattutto alla musica proveniente dalla terra d’Albione. Nella proposta del duo, fatta di delicate canzoni dream-pop e di elettronica d’autore, non è difficile scovare i germi di band seminali quali My Bloody Valentine (depurati dal loro caratteristico rumorismo), Cranes e Cocteau Twins. Ma le fonti di ispirazione del duo provengono anche da gruppi contemporanei, e così alcuni passaggi non disdegnano incursioni nel pop sofisticato di gente come Beach House.
I nove brani che compongono questo esordio non perdono quasi mai di vista la melodia, magari destrutturata e sommersa da effetti elettronici, ma sempre percepibile e a volte preponderante: è il caso dell’iniziale Hyperion, brano che vanta una bella linea melodica circolare e che si regge sull’interpretazione di Marinella Dipalma, la cui voce si adatta benissimo alle atmosfere ricreate dalla band. In altri passaggi, il clima che si respira è decisamente più rarefatto ed etereo, fino a concedersi incursioni nella musica da camera: la spirituale Countin’Up to Love o la sognante e parzialmente acustica CurseDance ne sono due esempi, peraltro molto riusciti.
Alcuni passaggi del disco, a dire il vero, non risultano centrati appieno, soprattutto quando le caratteristiche descritte lasciano spazio ad una musica ambient dai contorni davvero poco definiti, se non proprio ad una new age fuori tempo massimo. E all’ascolto di pezzi come Narcolepshymn affiora inevitabilmente un po’ di sonnolenza. Va decisamente meglio invece, quando il duo cerca, pur nel contesto e nelle sonorità scelte, la forma canzone: è il caso della raffinata Tearbud, ad esempio, della ariosa elegia di Opalescent, o ancora dell’aggressiva La Belle Indiffèrence, forse il pezzo meglio assortito dell’intero disco.
A conti fatti, l’esordio di The Crystal Session è un lavoro coraggioso, che non ammicca alle mode del momento, ma segue un percorso personale, soprattutto nell’ambito della nostra musica indipendente. La sostanza non manca, così come qualche incongruenza e qualche lungaggine di troppo sulla quale il duo è chiamato a lavorare per ricalibrare la sua offerta. Quello che più conta, però, è che il disco vanta un sound maturo che non lascerà indifferenti i tanti appassionati di dream-pop et similia.
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