Recensioni

6.2

Se arrivi con più di vent'anni di ritardo potresti rientrare all'interno di un acclamato revival, se arrivi con qualche mese di ritardo potresti inserirti agevolmente e sfruttare la moda del momento, ma se arrivi con cinque anni di ritardo hai sbagliato proprio le tempistiche.

Agli inglesi The Crookes di questa teoria probabilmente importa molto poco: nati nella Sheffield degli Arctic Monkeys e glorificati da Richard Hawley, i quattro avrebbero sicuramente avuto qualche chanche in più nei mid 00s, nel momento di massima esposizione dell'indie pop/rock made in UK.

Dopo Chasing After The Ghost, il debutto dello scorso anno e buon concentrato di rodati cliché british, la band di George Waite pubblica il sophomore album Hold Fast con la rinnovata supervisione della Fierce Panda.

Spirito brit-indie nel midollo ma grande amore per certe melodie e sonorità di derivazione 50s-60s (e di conseguenza il post-romanticismo degli Housemartins e, volendo, The Smiths) come dimostrano nella riuscita The I Love You Bridge e, esasperando i riferimenti, in nel retro-pop di The Cooler King.

Più anonimi invece i ritmi scanzonati di Where Did Our Love Go?, il power-pop della titletrack e degli sporadici e comunque gradevoli passaggi in zona Belle And Sebastian (Sofie).

Pur non allontanandosi troppo da quanto già proposto – potevano aspettare anche un altro anno… – la band conferma quanto di buono fatto vedere nel debutto e di saper scrivere gradevoli pop songs, difettando però ancora in quegli aspetti che davvero fanno la differenza tra una band destinata a fare breccia quasi esclusivamente tra i seguaci duri e puri di un determinato genere (come lo sono i The Crookes) e una band in grado di lasciare qualche traccia ad un livello più alto.

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