Recensioni

Les Claypool è il leader dei Primus, nume tutelare della tecnica bassistica dello slapping. Sean Lennon è l’indiscusso “figlio di”. Tre anni or sono, i due diedero vita a una creatura un po’ aliena e reazionaria, i Claypool Lennon Delirium, partorendo l’acclamato Monolith of Phobos, un viaggio galattico indietro nel tempo, alle radici di una psichedelia che rendeva omaggio a Frank Zappa e ai Residents. Con questo secondo lavoro, che testimonia ancora una volta una potente affinità elettiva, il delirium conferma la propria identità citazionista e nostalgica: ci propone un lezioso excursus allucinato in cui riecheggiano, manco a dirlo, i Beatles post LSD, ma anche Gong, Grateful Dead, King Crimson, Captain Beefheart, e via discorrendo. Insomma, tutto quanto già sapevamo dell’art rock progressivo e di certa psichedelia d’antan.
A qualcuno tutto ciò non dispiacerà affatto, anzi i cultori apprezzeranno l’indubbia alchimia passatista tra i due musicisti, eppure tutto questo passatismo un prezzo da pagare ce lo deve pur avere: l’intera narrativa contenuta in questo album è palese citazione, costante omaggio, una continua celebrazione. E sebbene Lennon non abbia colpa né del cognome né della timbrica che si ritrova, va detto che a tratti risulta davvero straniante sentire episodi come Blood and Rockets – Movement I, Saga of Jack Parsons – Movement II, Too the Moon o Boriska (che nell’intro richiama neanche troppo velatamente i loop stridenti di Tomorrow Never Knows). Tra organetti gotici, bandismi magici, assoli in bilico tra il funk e il blues, questo è quanto i Nostri sentono di dover dire: il loro è un divertissement immaginifico, escapista e perciò debole sul lato della satira sociale (vedi Charmed By Fools), godibile nel suo complesso soprattutto quando stemperato da testi fantastico/ironici/interstellari (uno su tutti la rocambolesca storia à la Emmett L. “Doc” Brown di Jack Parsons). Eppure nulla toglie né aggiunge a quello che sapevamo di trovarci, anzi a ben guardare di qualcosa ci priva: sballottati in una folla di flashback e reminiscenze, finiremo col chiederci per tutto il tempo dove siamo e con chi.
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