Recensioni

Non sono ancora riusciti a sfondare sul serio, i Boxer Rebellion, nonostante l’impegno profuso e l’inserimento di alcune loro canzoni in colonne sonore di film e serie TV (da One Tree Hill a Grey’s Anatomy). Incidono per una piccola etichetta ma hanno grandi ambizioni, e lo si percepisce dalla produzione opulenta del quarto album Promises, che giunge a due anni di distanza da The Cold Still e dopo una raccolta in due volumi di lati B e rarità; come nel precedente lavoro, anche qui si alternano momenti di elettricità (con un uso più deciso di tastiere e ritmiche ballabili rispetto al passato) ad altri contraddistinti da un mood cinereo, e sul vassoio abbiamo un frullato di alternative rock che suona adulto senza essere bolso e pulsioni più genuinamente indie, in un disco che cerca (e spesso riesce) a dare un colpo al cerchio e uno alla botte shakerando i Keane e i National, gli ultimi U2 e gli Snow Patrol.
Promises è la naturale conseguenza di quanto abbiamo ascoltato e apprezzato in The Cold Still. La barra non è stata spostata troppo, e con ordine e dovizia di particolari si ritrovano tutti i punti di forza della proposta della band di Nathan Nicholson: Diamonds, il singolo di traino, è una Step Out Of The Car più eterea e spaziosa, ricca come al solito di riverberi, sostenuta da una batteria robusta e impreziosita da una sei-corde fluttuante che opera in perfetta armonia con pad tastieristici efficaci e ariosi, mentre Fragile ci invita a ballare con le lacrime agli occhi, come se fosse l’ultimo giorno del mondo. Si parte con synth rubati ai Depeche Mode di My Secret Garden, poi avvertiamo Nathan che canta in un angolo, quasi chiuso in gabbia, mentre lo spazio attorno si colma man mano che la canzone va avanti fino a raggiungere un climax tanto urgente quanto liberatorio – e questo avviene in molti nuovi brani, come New York (con tribalismi à-la-Bastille che entrano a sorpresa a stemperare la malinconia). Bono e The Edge restano nel pantheon dei Boxer Rebellion, e la cosa è particolarmente evidente in Take Me Back (un tentativo riuscito di riscrivere la loro Magnificent meglio degli U2 stessi), e resistono anche i feticci coldplayani in brani come Low, You Belong To Me e Keep Moving.
Non c’è un suono fuori posto, eppure quelli che in un primo momento sembrano punti di forza si dimostrano grandi limiti: qual è lo stile dei Boxer Rebellion? “Che musica fanno?”. Ancora non si è in grado di dare una risposta precisa senza tirare in ballo i padri più o meno nobili, e dieci anni dopo l’esordio inizia ad essere un problema non da poco. Spesso la folla di strumenti e di effetti speciali nasconde carenze compositive di pezzi che, spogliati, mostrano ritornelli deboli e testi sui generis. Promises è un disco di cui ci si può innamorare facilmente al primo ascolto, ma che può già stancare al terzo: il rischio di tramutarsi in una versione giusto un po’ più interessante degli Young The Giant è dietro l’angolo e le promesse, alla fine, sono state mantenute solo in parte.
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