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La notizia è che il 16 maggio, esattamente sei giorni dopo l’uscita ufficiale, il nuovo lavoro dei Keane ha raggiunto il numero uno della classifica degli album in UK. Considerando che i brani migliori dell’EP (dura considerarlo un vero e proprio album: 8 soli brani, tra cui uno strumentale di meno di un minuto e mezzo) sono un pezzo basato sul campionamento dello score del film Rocky su cui si adagia il rapping del canadese K’Naan (Looking Back) e una cover di un brano del 1983 dei giapponesi Yellow Magic Orchestra (Ishin Denshin, con ospite la cantante funk MC Tigarah), la notizia non è di quelle positive.
Dopo un parziale tentativo di virare verso il synth-pop con il precedente Perfect Symmetry (2008), che nonostante il primo posto nella classifica inglese e il settimo in quella americana, aveva un po’ spiazzato i fan, i Keane ritornano ad atmosfere più propriamente brit-pop, più congeniali alla voce delicata del cantante e allo stile pianistico di Tim Rice-Oxley, con la consueta assenza di chitarre di Hopes And Fears (nove volte disco di platino) e l’appena più movimentato Under The Iron Sea (2006).
La ruffianeria è quella che nel 2004 aveva mandato in orbita l’esordio, con cori stucchevoli al limite dell’imbarazzo (Stop For A Minute, dove ritorna K’Naan), ballad plasticose buone per il suicidio di qualche teenager (Your Love) e il campionamento del rumore del modem che si connette in Ishin Denshin che sembra un gomitino messo lì per i meno ragazzi, del tipo: “Ehi, noi eravamo qui prima di questa era digitale. Tu dov’eri? Non siamo forse noi la tua colonna sonora di questo new millennium?”
Nel 2004 i Keane cantavano praticamente ovunque “Everybody’s changing and I don’t feel the same”: ecco da allora hanno cercato di cambiarsi d’abito un paio di volte, ma sotto la giacchetta scura e il calzino rosso non è successo niente. Venderanno ancora una volta milioni di copie, dopo aver strizzato l’occhiolino al mercato giapponese e al mondo delle collaborazioni tra rap e pop (Alicia, dove sei?), i tre dell’East Sussex sono rimasti ragazzi e dopo quattro dischi è lecito pensare che le promesse non verranno mantenute nemmeno in futuro.
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