Recensioni

7.4

Reflecting The Light, secondo lavoro dei Black Bug, era già uscito sul finire del 2012 per il pubblico europeo grazie alla piccola ma di culto Eighteen Records. Lo ritroviamo ora, a strettissimo giro di vite, lanciato nel mercato americano da una delle migliori etichette a sfondo punkgarage, la Hozac Records. E’ un riconoscimento meritato perché il synth punk del duo svedese (ormai trapiantato in Francia) è quanto di meglio offra questo primo scorcio di underground 2013.

Per certi versi lo spirito è abbastanza similare al debutto Iceage: batteria che pesta veloce, cartucce da un paio di minuti, atmosfere nere, approccio essenziale e distorto. Qui però sono i synth a farla da padrone e ne consegue uno spirito più wave, a metà strada tra derivazioni Cabaret Voltaire e la science fiction autoritaria di Orwell. La combinazione è una bomba che esplode anthem punk (You Scream, Tv Screen, Midnight), acidi dark wave (Delta, Threads, Midnight), riflussi garage (Mask, Slay Them), il tutto catalogabile nei canoni post punk ma con la giusta dose di personalità per rimanere impresso nelle orecchie.

Vengono in mente i Bahuaus nell’incipit di Miriam si sveglia a mezzanotte: aggiungete loro un pubblico pogante, bottiglie che volano a spaccare qualche testa, ed ecco servito il mood di questo disco.

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