Recensioni

“Che Michael Allan Patton, per tutte e tutti Mike, sia un mezzo genio, con tutte le problematiche connesse, e un pezzo “de core” per chi è cresciuto con un certo tipo di musica (grossomodo underground) in un determinato periodo (grossomodo i novanta), credo sia innegabile. Il crossover dei Faith No More, divenuti quello che sono col suo ingresso al posto di Chuck Mosley all’altezza di The Real Thing, album che probabilmente ha spaccato i 90s più di quel che si pensi, le follie borderline del frullato hard&heavy psych cazzone dei Mr. Bungle, le sperimentazioni vocali con un parterre di prim’ordine (da Zorn a Ikue Mori o Kaada), i Tomahawk, i Fantômas, la Ipecac, il legame a doppia mandata con l’Italia, quella del cinema Morriconiano e quella delle canzonette di Mondo Cane… Insomma di tutto e di più in una incessante ricerca di sperimentazioni a tutti i livelli, nel rock estremo come nelle dimostrazioni più pop di oggi ma soprattutto di ieri. Cosa poteva mancare? Il country, il folk, l’americana?
Esatto, ma ora arriva questo ennesimo album AVTT/PTTN che vede il nostro in combutta con gli Avett Brothers, ovvero Seth e Scott Avett, già campioni delle tradizioni americane in modalità bluegrass, folk e, appunto, country. Il senso di questa unione, al netto delle varie dinamiche riportate nella press sheet, ci sfugge, così come ci sfugge cosa un album del genere possa portare agli autori, come detto già più che riconosciuti nei propri ambiti.
Nove tracce in cui il canovaccio folk-pop dalle evidenti tinte country/americana si susseguono con la voce di Patton (spesso in solitaria, altre volte in modalità corale coi sodali) a ergersi sugli intarsi e intrecci strumentali dei fratelli Avett, con giusto un paio di momenti più movimentati – il fuzzone di Heaven’s Breath e la bella tensione/ossessione di The Ox’s Driver Song – che sinceramente non mi sembrano abbastanza per uscire dal canone tradizionalista a stelle e strisce. Alla prossima follia, Mike.
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