Recensioni

I multistrumentisti John Stirratt e Pat Sansone arrivano al quinto album del loro decennale side project, proseguendo nell’ottimo solco del precedente Once Around, risalente ormai a quattro anni fa.
Realizzato nei ritagli di tempo dei lunghi tour con i Wilco, utilizzando per la prima volta i musicisti della loro live band, Fifth ripercorre la felice epopea del suono pop rock seventies – che si rivela la musica dell’anima dei Nostri -, con in testa Love, Beatles, Zombies, Byrds, Kinks e molti altri, riattualizzandola e facendola propria.
Si va dalle armonie harrisoniane di This Thing That I’ve Found alle riletture in salsa Elliott Smith (The Light In Your Eyes, What’s It Take), passando per le vaghezze soft del gruppo madre, non rinunciando mai al carattere prettamente soffice e melodico, con un’impronta di spiccata malinconia presente nell’intero lavoro.
In sostanza una bella prova, a testimonianza che la maturità rilevata con il penultimo disco è più che un dato di fatto. Tanta classe.
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